Provo a dire una cosa semplice, anche se nelle questioni internazionali e di geopolitica tutto diventa sempre complesso e di difficile lettura. Siamo ovviamente felicissimi per la liberazione di Trentini e Burdo: lo siamo perché è finito un incubo durato oltre quattrocento giorni e lo siamo perché quelle due persone – ed è ormai assodato – non avevano commesso alcun reato. Sono state entrambe sequestrate da un regime che, con Maduro e il suo entourage, ha rifiutato di trattare la liberazione degli ostaggi quando, lo scorso ottobre, i nostri canali di intelligence erano arrivati a discuterne seriamente.
A liberare gli ostaggi è stata Delcy Rodríguez, attuale presidente del Venezuela, la stessa che in ottobre stava dall’altra parte, insieme a Maduro, tra i carcerieri. In questi giorni ho sentito il governo ringraziare la nuova presidente che si è adoperata per la liberazione degli ostaggi – perché di ostaggi si tratta, non di prigionieri – e a nessuno sembra venuto in mente che, di fatto, abbiamo ringraziato una sequestratrice.
È una considerazione lineare, inserita in un quadro inevitabilmente complesso. Ma resta la sensazione che la distinzione tra responsabilità e merito si sia fatta opaca, che la linea di confine tra chi infligge un torto e chi lo rimuove sia diventata incerta, scivolosa, difficile da decifrare. La gioia per la liberazione di Trentini e Burdò è piena e sincera. Molto meno lo è la soddisfazione per aver dovuto ringraziare chi, per oltre quattrocento giorni, ha contribuito a privarli ingiustamente della libertà.
Questo articolo è stato scritto il martedì, Gennaio 13th, 2026 at 19:03
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Tags: carcere, diritti umani, geopolitica, ostaggi, Venezuela
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