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Briatore e la filosofaglia.

Briatore e la filosofaglia.

Di Briatore non ho mai capito se è un guitto che gioca ad essere “fastidioso” per forza, oppure è un grande costruttore di sogni, come ama a volte definirsi. Oggi, comunque, è il personaggio del giorno, grazie alla scaramucce con l’assessore ai lavori pubblici della giunta regionale sarda Paolo Maninchedda. Lui, il Briatore, ha ingaggiato una sfida tutta muscolosa nei confronti di chi si contrappone alle sue idee – sempre vincenti e mirabolanti – che annovera nel recinto di intellettuali fannulloni che lui considera “filosofaglia”.
Questo, in estrema sintesi l’uomo.
Pragmatico, furbo, accattivante, grandeur, play boy, piacione quel tanto che basta, tutto donne e motori con tanto di locali chic sparsi un po’ per il mondo.
Un parvenu partito con un diploma di geometra ottenuto dopo due bocciature (ma può succedere, per carità) e che comincia a lavorare come maestro di sci, assicuratore, agente discografico sino all’incontro con Luciano Benetton e alla scoperta del mondo della formula 1. Che per Briatore non è uno sport ma un modo per fare soldi: business insomma. E lui, cuneese pragmatico, figlio di maestri elementari, riesce a portare la scuderia Benetton al tetto del mondo vincendo due titoli mondiali piloti e uno costruttori. La vicenda finirà malissimo con accuse di attività antisportiva e vedrà il nostro imprenditore abbandonare per sempre i motori.
Ce lo ritroviamo dunque al Billionaire, in Sardegna, che ingaggia prima una lotta cruenta con l’allora Governatore Soru contro le tasse sul lusso (guerriglia che il Gianni Agnelli non avrebbe mai ingaggiato, per esempio) e in questi giorni la continua contro Paolo Maninchedda.
Briatore se la prende contro chi non desidera in Sardegna un villaggio Harrod’s (effettivamente ne sentivo, davvero, una cocente necessità e non capisco come mai siamo rimasti sino ad oggi senza) mentre preferisce “l’armonia e il profumo delle ciminiere, di nuovi inutili inceneritori e di spianate desolate”.
Per Briatore tutto è spettacolo, magnifico, immenso. Tutto è business. E dal suo punto di vista ha ragione. Indubbiamente. Il problema è che non può pretendere di essere il verbo assoluto anche perché ha sempre affermato di non essere un intellettuale, non insegna filosofia dei trasporti all’Università e ha risposte spicce per risolvere i problemi di chi sapientemente lo sostiene.
Ed è questo il punto: chi sta con Briatore? I sardi, i turisti, una fragorosa e rumorosa casta che non ha ancora spiegato come è divenuta così ricca e bella, contro una piccola nicchia di intellettuali salottieri annoiata e stanca?
Briatore, per esempio, è stato coinvolto in uno strano affare di bische clandestine dove, nei magnifici anni ottanta della Milano da bere, è stato condannato a tre anni di carcere dal Tribunale di Milano, salvandosi prima fuggendo a Saint Thomas, nelle isole vergini e, successivamente, rientrando in Italia solo a seguito di un’amnistia.
Briatore è il Masaniello dei ricchi, quello che osserva tutto con occhi diversi dai nostri: per lui un tramonto sul mare o una spiaggia bianca e silenziosa, un nuraghe solitario non può essere cultura o bellezza incontaminata da preservare.
Lui pensa che tutto sia esclusivamente “business”. Ed è convinto, tra l’altro, che lo pensino in molti. Però, a ben guardare, il Billionaire dove nei giorni scorsi un magnate russo ha strisciato una carta di credito per oltre centomila euro ottenendo in cambio qualche bottiglia di champagne, non è propriamente un locale di divertimento e allegria per tutti quelli che stanno con Briatore.
State attenti.
Non occorre essere intellettuali per capire che Briatore fa benissimo i suoi interessi e non quello dei sardi come, invece, vorrebbe fare molto furbescamente credere.

 

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