Mi ha colpito la notizia che il primo atto di Antonio Decaro, appena insediato come presidente della Regione Puglia, sia stato un provvedimento che riguarda la sanità. La Regione ricontatterà, a partire dal primo febbraio, la bellezza di 16.000 pugliesi per la riprogrammazione immediata di accertamenti e visite urgenti rimaste in sospeso. A ognuno di loro sarà fornita una nuova data per espletare, nel giro di poche settimane, prestazioni che attendevano da mesi.
Non entro nel merito delle varie diatribe sulle responsabilità precedenti che, ad onor del vero, ci sono: non foss’altro perché a governare la Regione, prima di Decaro, era Emiliano, sempre del suo stesso partito e con una giunta di centrosinistra. Mi stupisce l’atto, la scelta, l’azzardo quasi di lanciare un messaggio preciso, netto: non mi interessa di chi è la colpa, mi interessa risolvere il problema.
Ora, io non so come potrà funzionare, non ho dimestichezza con gli affari della sanità che, credo, siano molto complicati; però, visto che in Sardegna (e penso in tutta Italia) abbiamo lo stesso problema nel risolvere la questione delle lungaggini per ottenere una prestazione, perché l’assessore alla Sanità, nonché presidente della Regione, Alessandra Todde, non fa una telefonata al suo collega Antonio Decaro?
Quando scoprivo qualcosa che facesse funzionare meglio gli uffici, mi incuriosivo e mi informavo e, se ritenevo fosse una giusta soluzione, la applicavo. Lo dico senza nessuna polemica, ma credo che accertarsi di come il presidente della Regione Puglia intenda muoversi su quel campo mi sembri assolutamente importante. E forse necessario.
Riproporre le buone prassi non è copiare: è, semmai, sintomo di crescita e di capacità di saper andare oltre i propri orizzonti. Basta una telefonata. Allunga la salute.
