Menu
La politica e gli

La politica e gli “umarell”

magbo system

I politici che intervengono su qualsiasi argomento mi ricordano gli “umarell”, quei curiosissimi individui, pensionati da tempo, che stazionano davanti ai cantieri cittadini. Osservano, suggeriscono agli operai, dissentono, propongono soluzioni alternative e, ovviamente, migliorative. Poco importa che in quel cantiere ci siano un geometra, un architetto, un ingegnere, un idraulico. No, gli umarell sono impietosi: hanno sempre una soluzione diversa per tutto. Sempre. Senza esitazioni.

Sui bambini del bosco si è detto di tutto. Da una parte i giudici, dall’altra gli umarell. Beninteso: non solo politici, ma un’orda di esperti con laurea conseguita all’università della strada. I giudici, anche quelli della Corte d’Appello, hanno ribadito che il nodo più delicato per quei bambini riguarda la socializzazione e la convivenza con i loro coetanei. Hanno quindi dato ragione alle assistenti sociali, che in questa vicenda avevano espresso un parere netto, parlando di “deprivazione” alla quale i tre bimbi erano stati sottoposti.

Sono questioni che non dovrebbero essere discusse nei bar o davanti ai cantieri. Ma gli umarell non si scoraggiano. Subito dopo la decisione della Corte d’Appello hanno replicato, puntuali. Il primo è stato Salvini, che si è limitato a una sola parola indirizzata ai giudici: vergogna. A corredo, l’argomento che i figli non sono proprietà dello Stato e devono vivere con mamma e papà. Presumo comprendesse, in questo ragionamento, anche le famiglie rom.

La ministra Eugenia Roccella, titolare del dicastero per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, ha sottolineato che “neanche a Natale i bambini potranno tornare a casa con mamma e papà”. Un’ovvietà, per gli umarell. Nessuno, per esempio, ha chiesto se quei genitori siano cristiani. Infine Michela Vittoria Brambilla, presidente della Commissione infanzia, ha dichiarato: “Un’ingiustizia è stata fatta: neppure a Natale i bambini potranno tornare a casa”.