C’è una certa differenza tra gli zaini della destra e quelli della sinistra. Le citazioni, per esempio. A destra sembrano partire da una conoscenza “globale”, semplificata, che evita accuratamente di perdersi in saggi e libri giudicati intellettualmente pallosi. Così, a destra, compare l’Uomo Ragno, portato ad esempio da Giorgia Meloni (dai grandi poteri derivano grandi responsabilità) contro l’Ulisse di Joyce. Sempre a destra si gioca a Mercante in fiera e la carta della pagoda, come sostiene la stessa Meloni, porta immancabilmente sfiga. A sinistra, invece, si preferisce Trivial Pursuit come passatempo familiare.
Sui libri la contesa è dichiarata: Il Signore degli Anelli contro Il nome della rosa. E sul piano cinematografico ce la giochiamo con La storia infinita di Michael Ende e il personaggio di Atreju da una parte, Palombella rossa dall’altra. Anche se — e questo mi ha sinceramente colpito — Giorgia Meloni ha addirittura citato Nanni Moretti, richiamando la celebre battuta di Ecce bombo: «Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?», riferita all’assenza — a mio avviso molto giustificata — di Elly Schlein.
Hanno provato, invero, a portare sul palco Pasolini, ma l’operazione è apparsa goffa e francamente improponibile. Pensare a Pasolini come uomo di destra mi sembra una terribile eresia, un corto circuito culturale difficile da sostenere.
Così, tra kebabbari e uomini ragno, tra orchi, elfi e fantasia, il mondo finisce per sembrare davvero fantastico. Ma possibile che non si riesca a cambiare repertorio? A trovare qualcosa di più acuto — non dico “intellettuale” — ma almeno più profondo? Una citazione, che so, dai Vangeli: «Beati i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace, i perseguitati». E invece niente. Anche questa, a quanto pare, resta una citazione da poveri e inutili comunisti.
Questo articolo è stato scritto il mercoledì, Dicembre 17th, 2025 at 20:20
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