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Rosicate comunisti, rosicate.

Rosicate comunisti, rosicate.

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Siamo rosiconi. Termine regionale e dunque poco patriottico, ma tant’è. Significa, secondo la Treccani, “rodersi, consumarsi per la gelosia, l’invidia”. Lo saremmo, a sentire la presidente del Consiglio in versione segretaria di partito, perché non sopportiamo la vittoria della cucina italiana e non riusciamo a gioirne. Anzi: è una settimana che, secondo lei, quelli “de sinistra” mangiano dai kebabbari. Anche questo termine, sempre per la Treccani, è un neologismo.

Insomma: siamo rosiconi e kebabbari. Ovviamente non è vero, ma fa sorridere. Viene facile immaginare orde di radical chic in fila per il kebab, pronti a rinunciare alla carbonara e al cacio e pepe per dispetto ideologico. Personalmente non ho mai mangiato kebab, ma questo non significa nulla. Non nutro alcuna gelosia o invidia – e perché dovrei? – per il riconoscimento alla cucina italiana. Al contrario: da italiano ne sono contento.

Questo, però, non significa uscire in strada con le bandiere o strombazare – ancora Treccani: “divulgare un fatto con esagerato rilievo e clamore, dandogli pubblicità eccessiva e vantandolo più del dovuto” – con gioia e felicità. La cucina italiana, per fortuna, non è né di destra né di sinistra, anche se, in un certo senso, Gaber provò a raccontarla così: la minestrina è di destra, il minestrone è di sinistra.

Resto invece molto perplesso sul linguaggio utilizzato da Giorgia Meloni: sulle sue metafore, sul tono gergale di certe affermazioni, sulla teatralità costante. Mi rendo conto che lei si rivolga alla sua “ggente” e non a quelli di sinistra. Vuole mantenere un contatto diretto con l’elettorato di destra che l’ha votata e che, sicuramente, la rivoterà.

Il problema vero, però, è un altro. Da entrambe le parti si parla esclusivamente alla propria tifoseria. Si ragiona in termini di vincere e perdere, di conquistare territori, di rafforzare il consenso tra “i propri”, che rappresentano l’esatta metà dei votanti, non degli italiani. Chi non vota ha sempre torto, certo, ma sarebbe il caso di chiedersi perché non si vota più. Forse perché bastano i tifosi a fare caciara.

E quando si perde, si rosica. E si va dal kebabbaro. Questo siamo. Ed è di questo che, forse, dovremmo discutere.