Fuggono le voci e si intersecano in grovigli che non conosciamo. Fuggono e non ritornano. Hanno anima trasparente, non hanno peso e neppure una misura. Questo siamo e questo dobbiamo osservare.
I lamenti falsi di chi dovrebbe solo vergognarsi di rappresentarci ed invece continua ad apparire, a rintuzzare, a mischiare le parole, a pasticciare le verità. Io non so se sia possibile costruire trame di romanzi così raffinati, così assurdi e difficili da sostenere. Lo fanno, per me e per molti scrittori, gli Scajola, i Bondi, i Bertolaso (che ruba battute anche a Paolo Rossi, quella di Monica, per esempio, è satira a livello purissimo). Noi osserviamo da una finestra assolata fuggire le voci e condensare le parole. Ed aspettiamo. Non abbiamo neppure al forza di costruire, intenti come siamo a urlare sguaiatamente che non siamo d’accordo. Ma nessuno sente e nessuno registra. Sono piccole prove di forza da una parte e di impotenza dall’altra.
Provate a guardarvi intorno. Sembra che, leggendo facebook o moltissimi blog, nessuno voglia vedere queste facce terribili di maramaldi, di gaglioffi, di perditempo, ma poi, dietro le nostre immense colline di parole un mare di silenzio.
Quella è la misura del nostro potere.
Noi siamo padroni dei rivoli di parole che finiscono, eternamente nel loro mare. Questo hanno capito. Non gli interessano le dighe, i laghi dolcissimi o le verdi colline. A loro interessa il mare. Tutto. Sanno navigare e sanno che l’acqua macina gli anni e leviga gli umori. Noi, con i nostri intellettualismi puntigliosi stiamo a dipingere tele bisunte. Siamo noi che dovremmo modificare la strategia. E dovremmo farlo al più presto.