Negli ultimi anni ho guardato la Formula 1 con distrazione. Qualche guizzo di Leclerc, qualche impresa di Verstappen e poco altro. Poi è arrivato questo ragazzo di diciannove anni, capace di vincere una serie di Gran Premi e di presentarsi alla corte di Montecarlo, il circuito più bello, più incredibile, più difficile del mondo. Devi saper guidare dentro quei cordoli, quelle curve e quelle salite, attraversare quel tunnel senza luce, affrontare una partenza da cardiopalma. Devi riuscire a reggere una pressione immensa. E non è facile.
Poi, osservando le traiettorie che Kimi Antonelli disegnava con la sua Mercedes, mi sono detto che forse questa storia meritava di essere seguita più da vicino. E ho visto, tra le curve, le staccate, i sorpassi impossibili e i muri sfiorati per un soffio, qualcuno che sembrava seduto nell’Olimpo degli dei. Ho visto, lo giuro, Senna e Villeneuve.
E allora mi sono detto che questa Formula 1, con la sua foga, la sua passione, la sua follia, forse vale ancora il prezzo del biglietto. Non nascono tutti i giorni fenomeni di questo livello. C’è qualcosa di Ayrton in quel talento istintivo, qualcosa della follia meravigliosa di Villeneuve. Lo spettacolo, stavolta, è davvero servito.