Fermarsi. Per ascoltare il rumore della vita che negli ultimi tempi ti è passata molto veloce. Quasi fossi in auto con Kimi Antonelli, tuo grande amico.
Fermarsi.
Perché nella piramide della perfezione anche un granello di polvere può provocare un disastro e tu, ovviamente non te lo puoi permettere.
Fermarsi.
Nonostante i detrattori diranno che lo fai perché sei finito, perché hai troppi soldi, perché hai la residenza a Montecarlo (ancora) perché non sei italiano (ancora) perché non spieghi, perché non dici, perché non argomenti, perché gli altri sono migliori di te. Questo gioco stupido a contraporre, a dividere e ad inventarsi un menico, sempre. Con tutte le forze, anche quando l’unico nemico è il corpo, il fisico, la normalità dei gesti.
Fermarsi.
Per provare a riprendere, a riallcciare le cinture della vita e dello sport. Saltare una serie di eventi, non poter scendere in campo per fare quello che tutti vorrebbero nella loro vita: un lavoro che amano.
E’ bellissimo fermarsi. Perché significa ripartire. Grazie Jannik Sinner per le tue fermate, le tue soste sulle strade della tua esistenza. Grazie per quelle poche parole, per quel sorriso intimo, accorto, quasi alieno. Per quel tuo essere Jannik. Che, potete crederci o no, non è semplice.
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