Le vie del Signore non so se siano infinite, certo è che sono percorse dagli uomini. Lastricate dalla loro diversità, dalle loro contraddizioni, dai loro errori, dalle cadute, dagli schiaffi, dalle disperazioni, dalle viltà, dagli amori. E, a volte, dagli orrori. Quelli di chi ha commesso un reato terribile, uno di quelli che ti portano ad abbandonare le vie del Signore e ti costringono ad ascoltare il silenzio delle celle, la muffa della disperazione, i colori che spariscono.
Però, sulle vie del Signore camminano senza sosta anche quegli strani guardiani del bene, quei costruttori di pace e di bellezza che raccolgono tutte le disgrazie del mondo e provano a capire come si possa ricostruire una vita, come si farebbe con un uccello dall’ala spezzata o con un cane dalla zampa ferita. Occorre provare a ricucire l’anima e rimetterla in sintonia con le vie della vita.
Ci ha pensato, e lo fa da anni, Don Gaetano Galia, che ha deciso di percorrere la strada delle opportunità insieme ad alcuni detenuti e li ha accompagnati in un viaggio vero, fisico, con i loro corpi e i loro sguardi, verso luoghi che raccontano storie, vite e passioni. Con un gruppo di detenuti, alcuni in permesso premio e altri in misura alternativa, ha scelto una passeggiata a Torino, una città che sa raccontarsi e sa riconoscere i viandanti.
Così, tra il Palazzo Reale, la Mole Antonelliana, i magnifici portici e la salita a Superga, dove si intrecciano laicità e religione, la Madonna e i calciatori del Grande Torino che da quelle parti lasciarono la loro vita, Don Galia ha vinto una serie di scommesse. Ha mostrato la bellezza a occhi stanchi e disabituati. Ha dimostrato che anche coloro che vengono considerati i peggiori conservano una dignità e sanno mostrarla quando ne hanno l’occasione. Ha realizzato ciò che l’articolo 27 della Costituzione ci ripete da quasi ottant’anni: le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.
Ed ecco allora che il carcere ritrova la sua utilità quando chi ha sbagliato può tornare sulle vie della vita. Che poi sono anche le vie del Signore, di Don Galia e di tanti cappellani, educatori, volontari, suore e assistenti sociali. Persone che ci credono, persone che scommettono sull’essere umano e che, quando incontrano un muro, non si fermano a contemplarlo: cercano un modo per aggirarlo o per abbatterlo.
Le vie delle opportunità portano alle soluzioni. Le chiusure costruiscono soltanto incomprensioni e rancori e finiscono per dimenticare una cosa fondamentale: la bellezza.