Il silenzio pesava nell’attesa di qualcosa che poteva giungere. E non giungeva. Silenzio opaco, senza nessuna smagliatura. Silenzio ottuso, senza nessuna ondulazione di parole. Disegnava, quasi come d’incanto, un orizzonte senza bagliori. Non c’era alba e non c’era tramonto. Neppure i vespri facevano da contorno. Niente. Lo scintillio delle insegne non riusciva a illuminare gli spazi che parevano ingoiati dal cono d’ombra.
Poteva essere un’intuizione che si aggrappava ai ricordi di due date vicine nel calendario e vicinissime nel cuore di uomini liberi: il 25 aprile e il primo maggio. Poteva essere una festa a ripercorrere strade mai battute da noi,ma dai nostri partigiani, che lottarono per consegnarci la possibilità di poter scrutare un orizzonte a colori. Poteva essere un ripercorrere di piccoli episodi, magari infinitesimali ma che unissero anziché dividere. La bandiera stretta dentro mani forti e decise, la voglia di ricominciare, la riconciliazione, la laicità dello Stato. Poteva essere tutto questo ma poi, dentro un fragore lento, dentro un silenzio contemplativo ecco il frastuono delle parole, gessetto che stride sulla lavagna: Stefania Craxi propone di riabilitare Piazzale Loreto, di vergognarci per quei morti appesi, che si deve lasciare spazio alla pietà.
Continuiamo a discutere delle parole e del senso che le parole hanno. E del peso e della loro forza. Dietro quel gesto, orribile oggi, vi è scolpita la rabbia di un popolo che ha lottato per ottenere la libertà, che si è battuto contro leggi inique, contro la repressione, contro lo squadrismo fascista, contro i pestaggi, contro le morti di Matteotti, (un socialista cara Stefania , un socialista) e di tanti altri antifascisti, contro chi voleva il pensiero unico e che regalava immagini di un mondo che non esisteva. Questo è stato Piazzale Loreto. Certo, oggi non potremmo accettarlo, nel nostro oggi e con questo nostro mondo. Ma i nostri padri e i nostri nonni avevano altre giornate terribili davanti. Non possiamo cancellare la memoria e riscrivere la storia. Piazzale Loreto, nella sua crudeltà è stato consegnato alla storia e possiamo solo riflettere per non tornare a quel mondo, per non ritornare al razzismo, alle leggi inique e di casta, ad un Parlamento sordo e grigio. Dovremmo partire dalla morale che Piazzale Loreto ci consegna e non, come pensa Stefania Craxi, a piangere e pentirci. In uno stato laico c’è posto solo alla pietà e alla memoria.
Castelsardo 2 maggio 2010