La storia del patentino “antifascista” è una sciocchezza colossale. Il fatto che agli editori venga chiesto di firmare una sorta di liberatoria per partecipare alla fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi ha scatenato la solita canea di intellettuali e attivisti, di destra e di sinistra, pronti a difendere o ad accusare la scelta di un modulo in cui si chiede esplicitamente di accettare i principi antifascisti sanciti dalla Costituzione.
Due cose, semplici semplici. La prima: davvero siete convinti che apporre una firma su un modulo dia la certezza che il firmatario sia antifascista? E come facciamo a stabilirlo? Da ciò che pubblica? E chi lo decide?
La seconda: davvero dovevamo regalare un assist al centrodestra, permettendogli di giocare di sponda e gridare alla censura?
Mi dispiace, ma lo dico da lettore, da scrittore e da libero cittadino: quel modulo andrebbe ritirato subito. Se dovessimo davvero chiedere il patentino di antifascista, molti italiani dovrebbero emigrare.