Il 12 ottobre del 2025 cinque ragazzi aggrediscono Davide Cavallo, uno studente milanese di 22 anni che frequentava l’università Bocconi. Lo pestano per sottrargli 50 euro e una coltellata gli provoca una grave lesione midollare. Davide trascorre sei mesi in ospedale. Oggi cammina con le stampelle e la sua lesione sarà permanente. Quella coltellata gli ha cambiato la vita.
Messa in questi termini ci aspettiamo Davide e i suoi genitori chiedere giustizia contro gli aggressori. È normale, è lecito. È, soprattutto, auspicabile.
Quella giustizia bussa alla porta di Davide attraverso la sentenza che condanna Alessandro Chiani, l’accoltellatore, a 20 anni di carcere. Ahmed Atia, di 18 anni, complice che non è intervenuto per aiutare Davide, ha avuto una condanna di dieci mesi ed è stato rimesso in libertà.
Direte: la giustizia ha fatto il suo corso e vent’anni, che sembrano pochi, sono invece, a dire il vero, un’eternità. Quel peso della colpa andrà centrifugato e spalmato per 7.300 giorni da trascorrere, in buona parte, in carcere. Quando questa storia sarà finita Alessandro sarà un adulto di quasi 40 anni.
Eppure la storia non è questa. Sarebbe troppo semplice.
La storia è che Davide dice qualcosa di immenso, infinito, qualcosa di incredibile: “Dal punto di vista giuridico è una decisione coraggiosa, dura, esemplare: non si gira con un coltello. Dal punto di vista umano è una pena molto alta per un ragazzo di 19 anni”.
Davide e Alessandro si sono incontrati in tribunale e si sono abbracciati. Davide continua a raccontare: “Mi sento sollevato, dovevo sapere chi mi ha fatto questo. L’emozione più forte è stata parlare con loro, abbracciarci”.
Le parole di Davide al giornalista di Repubblica bastano da sole per comprendere quanto sia importante la mediazione penale e la giustizia riparativa.
Quell’incontro è la sintesi di tutto il bene, della disponibilità a superare gli ostacoli da parte di entrambi: vittima e colpevole. È un percorso difficile, doloroso, comporta sacrifici perché ci si deve incontrare nella strada delle opportunità.
Davide, a 22 anni, ha dimostrato che il coraggio non è chiedere una pena esemplare ma seguire quella condanna insieme a chi, quel giorno, ha commesso un gesto infame.
Se Alessandro diventerà un uomo migliore lo deve innanzitutto a Davide, alla sua infinita disponibilità, ma anche Davide ha già dimostrato di essere un uomo mite, riflessivo, giusto, capace di comprendere la sofferenza del gesto e il peso dell’espiazione.
Davide ha promesso che andrà a trovare Alessandro in carcere. Non c’entra il perdono, c’entra, piuttosto, la comprensione, il mettersi all’ascolto anche di chi ha torto.
Soprattutto di chi ha torto.
Grazie Davide per questa bellissima lezione di vita in un tempo infame dove i potenti della terra vomitano odio nei confronti di persone innocenti. Tu, invece, hai abbracciato un colpevole. Quello che ti ha reso inabile per sempre, ma solo fisicamente.
Il tuo gesto dimostra che questa vita ha senso se vissuta con la forza dell’inclusione e non con la foga e il terrore dell’oppressione.
Hai aggiunto che “oggi va di moda la vendetta, ma l’odio non è logico: fa solo soffrire di più”. Ecco, da questa frase dovremmo tutti poter ripartire.