È difficile orientarsi dentro un groviglio dove livore, odio, rancore e disperazione diventano l’aria che si respira ogni giorno. Un tempo c’erano le ideologie, e in qualche modo tutto appariva più leggibile: da una parte i rossi – comunisti, extraparlamentari, gruppettari, indiani metropolitani – dall’altra i neofascisti. Non c’erano ancora i naziskin, arrivati più tardi, come una coda velenosa della stessa storia.
Oggi accade qualcosa che sfugge a ogni schema. Qualcuno spara con un fucile a pallini contro un corteo e ferisce due militanti dell’ANPI. Non sono “di parte” nel senso riduttivo del termine: sono antifascisti, persone che celebrano il giorno della Liberazione, che tengono viva una memoria collettiva che dovrebbe appartenere a tutti. Istintivamente si pensa a un gesto che nasce dall’odio nero, da un rigurgito neofascista, da quella rabbia cieca contro le “zecche rosse”, i comunisti, come se esistessero ancora in quella forma caricaturale che qualcuno continua a evocare: insomma, smettetela di essere ridicoli
E invece no. Il ragazzo ha ventun anni dichiara di far parte della Brigata ebraica.
Qui qualcosa si spezza. Non torna. Non basta lo stupore, non basta nemmeno l’indignazione. La Brigata ebraica ha subito preso le distanze, ha detto con chiarezza che quel giovane non è dei loro. E non c’è motivo di dubitarne. Ma resta un fatto che pesa come una pietra.
Resta una domanda, una sola, che andrebbe posta senza retorica e senza scorciatoie: perché? Perché colpire chi, simbolicamente e storicamente, è dalla parte di chi ha contribuito alla liberazione anche del tuo popolo? Perché rivolgere un gesto violento contro chi porta quella memoria?
Forse il punto è proprio qui, nel cortocircuito della memoria. Quando la storia si sfilaccia, quando smette di essere racconto condiviso e diventa rumore di fondo, accade che i segni si confondano, che i simboli si svuotino, che i bersagli si invertano.
E allora la domanda finale non è più solo per quel ragazzo. È per tutti noi: che fine ha fatto la storia, e soprattutto, chi la sta ancora insegnando davvero?