502 Li-be-ra-zio-ne!
Diciamo una cosa molto ovvia: la ricorrenza del 25 aprile, in Italia, è la Festa della Liberazione. Liberazione dal regime fascista, dalla vergogna, dall’infamia, dal buio assoluto in cui Mussolini e i suoi scagnozzi avevano infilato la nazione, la patria e anche qualche Dio. Facile? Direi di sì. E allora perché ogni anno si deve rimarcare, spiegare, puntualizzare qualcosa che fin dalle elementari ci viene insegnato? Perché qualcuno, a quanto pare, non l’ha capito. E non si tratta, ovviamente, di ragazzini. A non capirlo, a turno, sono i vari governanti di una destra che continua a strizzare l’occhio al ventennio fascista e sospira davanti a una fiammella tricolore.
Spieghiamo dunque che l’anniversario della Liberazione è legato semplicemente a questo: esserci liberati dai fascisti e dalla loro dittatura. Unite i puntini. È inutile dire che si dovrebbe pensare anche ai poveri giovani che imboccarono la strada sbagliata, quella della Repubblica di Salò, che lo fecero per passione e ingenuità, folgorati da un amore per la propria terra. Non c’entra nulla questo ricordo che, per quanto pietoso, è oltremodo fuori luogo.
Il 2 giugno si festeggia la Repubblica e non si regalano pensieri a chi, seppure in buona fede, preferiva la monarchia. A Natale si festeggia un rito cattolico: la nascita di Gesù Cristo, e non si festeggia Buddha, Allah o Manitù. Possibile che ogni volta occorra ribadirlo? Il 25 aprile è la Festa della Liberazione o, come direbbe qualcuno dei vostri, della li-be-ra-zio-ne! Ci siamo liberati dai fascisti ed è per questo che festeggiamo. A farlo sono tutti gli italiani che hanno creduto nella democrazia, che hanno scritto la Costituzione e che hanno aggiunto, a chiare lettere, che è vietata la ricostituzione del partito fascista. Facile, facile. Capito?