Con tutti i problemi che assillano l’universo mondo, la bagarre sulla titolazione dell’aeroporto di Malpensa a Silvio Berlusconi, lo ammetto, è roba di poco conto. Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha respinto i ricorsi contro l’intitolazione, stabilendo che i comuni non hanno titolo per opporsi a una decisione che rientra nella sfera statale e ha natura prevalentemente simbolica.
La notizia, direi stupefacente, è che i giudici danno ragione a Silvio anche se lui non c’è più e non può più compiacersene. La seconda notizia, ben più importante, è che Silvio Berlusconi – lo dicono i giudici – è un simbolo o, comunque, lo è stato.
Avrei voluto chiedere, seppure sommessamente, che simbolo può rappresentare il Silvio nazionale: quello di un uomo sceso in campo a difendere le sue aziende, quello del bunga bunga, quello delle corna a Angela Merkel durante una foto ufficiale, quello che prometteva un pullman di troie ai calciatori del Monza (che poi, a ben vedere, gli hanno dato pure retta), quello che vedeva le donne solo orizzontali (affermazione attribuita a Daniela Santanchè) o quello che fece votare il Parlamento su Ruby Rubacuori nipote di Mubarak?
Certo che, a guardare l’aeroporto di Palermo dedicato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ci sarebbe da discutere dei simboli. Siamo un paese davvero molto stravagante. Forse troppo. Andiamo avanti tranquillamente.