E adesso? Come se ne esce dalla narrazione che voleva Donald Trump premio Nobel per la pace, uomo assolutamente coerente, lucido, ottimo interlocutore? Come se ne esce da quella storia che vedeva Giorgia Meloni mediatrice europea, sponda necessaria tra lui e il vecchio continente? Come se ne esce da tutte quelle parole costruite nella sabbia, con quegli inviti alla Casa Bianca, con quell’essere amici per sempre?
Come se ne esce da questo rumore di vetri infranti, da questi stracci che svolazzano tra dichiarazioni davvero imbarazzanti? Cosa rispondere a Donald, che considera inaccettabili non tanto le proprie parole contro il Papa quanto quelle di Giorgia, la sua ex amica?
Giorgia è diventata indesiderabile: “Non vuole aiutare la NATO, non vuole aiutarci a sbarazzarci dell’arma nucleare. È molto diversa da quello che pensavo”. Queste le parole del presidente degli Stati Uniti nei confronti della nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Un addio piuttosto velenoso e, sotto alcuni aspetti, anche ingrato.
Ci si poteva lasciare anche senza lanciare i piatti: una telefonata, una lettera, un WhatsApp. E invece un’intervista, poche parole, lapidarie, da vero ex: “Non è più la stessa persona. È molto diversa da quella che pensavo”. Lo si dice sempre quando gli amori finiscono. E questo era sicuramente un amore non proprio eterno, ma pareva dovesse durare.
E adesso? Come ne usciamo? Come riusciremo a elaborare questo lutto?
Non serve dire a Giorgia “te l’avevamo detto”, perché lei non accetterà mai di aver sbagliato. Da una parte dispiace. Lui si rivela cafone, cinico, anaffettivo. Quando finisce un amore è sempre una giornata triste. Difficilmente le ragioni stanno tutte da una parte, anche se – a dire il vero – il buon Trump, maltrattando Giorgia, finisce per maltrattare tutta l’Italia. E questo, almeno questo, non glielo possiamo permettere.