Una cosa, ai margini del gioco delle primarie, la voglio dire: non mi piacciono. Non perché non mi convinca il confronto tra Conte e Schlein, né per questa curiosa parvenza di democrazia — primarie aperte o chiuse che siano. No: le primarie mi riportano agli Stati Uniti e alle loro scelte spesso scellerate. Trump, per capirci, nasce da una decisione “democratica” maturata all’interno dell’elettorato repubblicano; eppure, tra i vari contendenti, alla fine ha prevalso lui. Ecco, è questo che mi inquieta.
Avrei preferito, per esempio, che fosse stata la classe dirigente repubblicana a scegliere il candidato con cui correre. Sono profondamente convinto che sarebbe stato un altro. Le scelte messianiche, poco meditate, finiscono per aprire la strada a soluzioni sbagliate, talvolta persino pericolose.
Da noi è andata diversamente. All’inizio le primarie sono state vissute come una grande festa della democrazia — e in parte lo sono state — ma, a ben vedere, non hanno prodotto un vero leader carismatico da contrapporre alla destra. Si dirà: forse non ce ne sono. Può darsi. Tuttavia, i numeri contano, e il Partito Democratico, primo partito della coalizione, dovrebbe assumersi il diritto e il dovere di indicare Elly Schlein come candidata alla Presidenza del Consiglio. Tenendo conto che anche questa, dalle nostre parti, resta una piccola forzatura: spetta infatti al Presidente della Repubblica — oggi Sergio Mattarella — individuare, dopo le consultazioni, la figura più adatta.
Negli Stati Uniti, con un sistema diverso e senza un arbitro come il nostro, viene da chiedersi se, con un Mattarella, Trump avrebbe mai ricevuto l’incarico. È una domanda che resta sospesa.
In ogni caso, non so come la pensiate — ed è giusto che ognuno mantenga il proprio punto di vista — ma le primarie continuano a non convincermi. Credo che la responsabilità politica e istituzionale debba restare nelle mani di chi ha scelto di fare della politica il proprio mestiere. Che siano loro a indicare la persona migliore da opporre a Giorgia Meloni. Io, senza esitazioni, sceglierei ancora Elly Schlein.