Si rinasce per una giornata limpida, per quell’azzurro incontenibile tra gli alberi millenari di una terra senza più vulcani e senza nessun sussulto. Si rinasce tra le pietre che, ferme, osservano mute il nostro camminare, il nostro voler raggiungere il piccolo universo del monte di S. Elia. Salire a piccoli passi, a masticare la bellezza di disegni che lentamente si muovono, regolando l’essenza della giornata. Come se fosse l’unica, come se fosse la sola a unire tra le parole e l’eternità. Perché è così che ci si ritrova sulla piana della solitudine, tra una chiesetta antica, tra una croce che non parla, tra la speranza che vacilla. Abbiamo girato tre volte intorno alla chiesa con la piccola voglia di ottenere, di chiedere, di riuscire, di provare a scardinare l’indifferenza di un mondo non più disposto a sentire le parole di nessuno. Tutti tronfi a mostrare il proprio Dio e nessuno che, invece, salga passo dopo passo, sasso dopo sasso, rumore dopo rumore, sudore dopo sudore, a incontrare quella croce piccola, nella piana del silenzio che abbraccia un pezzo di Sardegna e ci racconta che quella salita è la risurrezione delle nostre vite. È il nostro ripartire. E quella croce, quel colore di Sardegna da Monte Sant’Elia, ce lo portiamo a casa a colorare le nostre stanze, a pitturare i nostri muri scorticati e stantii.
Immagini di una pasquetta particolare a Monte Santo (Siligo)