Possiamo affermare senza esitazione che il motto è cambiato. È diventato “Dio, patria e famiglie”. Una notizia che, di per sé, non dovrebbe né interessare né diventare pubblica, finisce invece per assumere rilievo perché Claudia Conte, la giornalista che ha rivelato di essere sentimentalmente legata al ministro Piantedosi avrebbe, a quanto pare, ricevuto incarichi remunerati con denaro pubblico grazie alla posizione del ministro. Occorre, naturalmente, verificare. Ma la vicenda – per quanto pruriginosa – racconta altro, e la domanda che circola è un’altra: perché Claudia Conte ha dichiarato pubblicamente di avere una relazione con Piantedosi? C’è un motivo preciso oppure si tratta, come sostiene qualcuno, di una vendetta nei confronti del ministro o di sua moglie?
Interrogativi curiosi che dovrebbero comunque restare nell’alveo della privacy, anche quando è la stessa protagonista a renderli pubblici. Ciò che dovrebbe interessarci, piuttosto, è il trittico sbandierato ai quattro venti da tutti i componenti di un governo che, a quanto pare, non fa i compiti a casa – e, a dire il vero, non sembra neppure seguire a scuola.
Lascerei per un momento Dio e la patria, per soffermarmi sulla famiglia, che non appare affatto quella disegnata nelle buone intenzioni di uomini e donne di destra, ma una costruzione ben diversa. Dunque, ricapitolando: persone che hanno figli fuori dal matrimonio, che intrattengono relazioni con partner diversi, pretendono di impartire lezioni al popolo sovrano.
È un discorso antico, che affonda le radici lontano nel tempo, diciamo pure all’epoca di Berlusconi, per capirci: quello che considerava le donne “in posizione orizzontale”, come ebbe a dire, non a caso, l’ex ministra Santanchè. Del resto, da chi ha creduto e votato in Parlamento senza esitazione alla favola di Ruby Rubacuori nipote di Mubarak, cosa ci si poteva aspettare?
Non una difesa della famiglia, ma delle “famiglie”. Molto allargate. Forse troppo.