Le vie del Signore sono finite. Perché lo hanno deciso gli uomini. Perché, per la prima volta, è stata sbarrata la strada che porta al Santo Sepolcro. E il rispetto è lo stesso utilizzato a Gaza. Identico. Lo stesso disprezzo, la stessa cattiveria, lo stesso sguardo feroce.
Dio non ha diritti, figuriamoci gli uomini.
Quello che è accaduto oggi a Gerusalemme è una ferita non a Dio, ma a qualsiasi Dio; non agli uomini e alle donne, ma a tutti gli uomini e le donne. Anche i non credenti, gli atei, i buddisti, i copti, i musulmani. Anche gli ebrei. Soprattutto gli ebrei.
Quel diniego (poi, in parte rivisto) è la sconfitta della ragione.
Il patriarca di Gerusalemme e il custode di Terra Santa non sono soltanto cattolici. Sono un simbolo di pace, di conciliazione, in una settimana che porta i cattolici alla Pasqua, alla conciliazione, alla resurrezione e alla rivisitazione dei propri errori.
Non credevo fosse possibile che degli uomini potessero fermare Dio sulla soglia delle nostre meschinità. Una ferita che sanguina nelle coscienze di tutti.
Il rispetto di chi crede è sacro. Di tutte le credenze, di tutte le religioni, di tutti i riti.
Questo gesto è indicibile, è la distruzione della pace, è paura di chi continua, ogni giorno, a volgere lo sguardo verso Gaza, verso i morti, verso una guerra infame.
Le vie del Signore sono finite solo per chi non ha il senso della misura.
Oggi chi crede in quel Cristo che ha portato la croce in un calvario terribile ha compreso il valore della speranza, della giustizia, della speranza.
Non potete chiudere il Santo Sepolcro. Non potete nascondere le vostre guerre. Non potete distruggere la voglia di continuare.
Un’altra fermata nella strada della Via Crucis. Troveremo il modo, comunque, di ripartire. Dal Santo Sepolcro e da Gaza.
Informazioni sull'autore
giampaolo cassitta
Editor
Giampaolo Cassitta, giornalista pubblicista. Scrittore, editorialista. Si è occupato per 40 anni delle problematiche penitenziarie, prima come educatore in alcune carceri (Asinara, Alghero) e poi prima come dirigente del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e poi come Dirigente del Dipartimento di Giustizia Minorile e di comunità. Ha scritto diversi romanzi sul carcere.