Ha scritto canzoni bellissime. Forse indimenticabili. Ma lui, Gino, non mi ha mai entusiasmato. Forse per quella faccia un po’ così, forse per quel dover essere ruvido e, credo, volutamente antipatico, ma non sono mai riuscito a farmelo piacere. Negli anni, in radio, sul vecchio Teac, hanno girato pochissimo i suoi dischi. Mi dicevo sempre: “È bravo, bravissimo. Ma non mi piace”. Non chiedetemi perché e – lo dico da solo – è stupido. Mica ci deve piacere il cantante. Lo so, lo so, maledizione. Lo so che è un errore, ma per quanto possa girare le parole per un giusto commiato, non mi vengono. Almeno sull’uomo. Poi, le canzoni sono bellissime. La mia preferita è “Ti lascio una canzone”: credo sia un regalo immenso alla musica in generale e a quella “leggera” (si dice così?) in particolare. Ha scritto “Senza fine” e credo sia un testo tra i più belli; “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”. Aveva l’aria del maudit, ma non mi sono mai fidato. Non chiedetemi il perché. Quindi onore alle canzoni di Gino Paoli, onore a Gino Paoli, ma questo non ci porta da nessuna parte. Ci sono bravi che possono non piacere, anche se immensi, anche se portatori di sogni. Paoli, per me, è stato questo. Però è bello lasciare una canzone per coprirci se abbiamo freddo e da bere se avremo sete. Ma, soprattutto, è bello lasciare canzoni da cantare.