Alla fine Giorgia – che è politicamente la più furba – ha emesso le sentenze: fuori Del Mastro, fuori Bortolozzi e ha chiesto alla Santanchè di farsi da parte. Glielo ha chiesto la patria, che ieri ha gridato un no sonoro, molto forte e chiaro. Per chi pensasse che il referendum fosse solo un confine costituzionale, c’è stata la prova provata che la questione era squisitamente politica.
Così, a poche ore dal terremoto referendario, le scosse di assestamento hanno gettato il sottosegretario alla giustizia con delega alle carceri (e questa, da esperto del settore, la ritengo una benedizione) e il capo di gabinetto dello stesso ministero fuori dalle stanze del potere, e un’altra scossa tellurica ha chiesto alla Santanchè di farsi da parte. Tutto questo perché la destra – e Giorgia – continuava a ribadire che si votava solo sul merito e poco c’entrava il governo.
La risposta degli italiani è stata molto chiara: datti una mossa. E questa è un’operazione squisitamente politica. Il povero Del Mastro ha dovuto ammettere di aver fatto una “leggerezza”, provando a fare affari con il baffo, divenuto nel contempo “bisteccone”. Ora le mosse stanno alla sinistra e alla stampa libera: continuare a evidenziare le storture.
E un messaggio a Giorgia: non attendere che sia il popolo a dire cosa non va bene. Provaci da sola. E prova, a questo punto, a dimetterti da amica di Trump. Quella sarebbe una gran bella mossa.