Il governo chiede alla sinistra di condannare le violenze, come se fossero partorite dall’opposizione o come se la sinistra (o i comunisti, fate voi) stessero tutti i giorni a saccheggiare o a lanciare sassi contro la polizia. Ovviamente non è questo il problema, ma pur di non analizzare quello che sta accadendo si chiede a qualcuno di condannarlo. E condanniamolo. Diciamo a gran voce che la guerriglia contro lo Stato è sbagliata e non porta a nessuna soluzione. Diciamolo con forza e con fermezza.
Sgombrato il campo da questa pagliuzza, proviamo a occuparci della trave con una semplice parola: perché? Perché accade tutto questo? Perché, su 160 fermati, l’80% sono minorenni? Perché questi giovani devastano Milano, danneggiano le vetrine, assaltano i supermercati? Perché a Milano, a Parigi e in altri luoghi?
È saltato il patto generazionale, dice qualcuno. Oppure, e su questo dovremmo riflettere, non c’è stato nessun patto tra generazioni, non si è preparato il terreno affinché i giovani potessero organizzare il proprio futuro.
Ecco, è sulla parola futuro che dovremmo cominciare ad accendere i riflettori: questi devastatori, guerriglieri, assaltatori, provocatori, non ne hanno. E la cosa terribile è che hanno capito che non ne hanno. Perché il futuro non è soltanto una data che deve arrivare, ma la possibilità di immaginarsi dentro quella data, di sapere che ci sarà un posto anche per noi, che la nostra vita potrà cambiare, che gli sforzi avranno un senso. Quando questa possibilità scompare, quando il domani non promette altro che precarietà, esclusione e solitudine, il presente può trasformarsi in una trappola. E allora qualcuno smette di provare a costruire e comincia a distruggere, perché distruggere è diventato l’unico modo, sbagliato e disperato, per lasciare un segno, per costringere il mondo ad accorgersi della propria esistenza.
Le idee che circolano nel mondo sono di persone vecchie, arrotolate nelle loro convinzioni, gente che ha distrutto la terra e quindi il futuro dei giovani e continua a devastarlo scientemente. I guerriglieri che scorticano l’Amazzonia, i provocatori che allestiscono guerre in nome di qualche Dio, che devastano i territori, uccidono i bambini. I giovani hanno questi esempi e i cattivi maestri non possono che costruire cattive generazioni.
Il patto non è saltato: questa rabbia sorda ci racconta che non c’era nessun patto, nessuna possibilità che loro potessero disegnare la storia.
Ecco, questo vedo in quella rabbia e in quella ferocia. L’impossibilità di vivere davanti all’unica prospettiva: sopravvivere.