Sono ritornati, riapparsi dal buio viscido, da quella melma che ricopre gli ignavi, gli stolti, quelli bravi a essere forti con i deboli. Hanno picchiato, deriso, calpestato la dignità. Lo hanno fatto nei confronti di minorenni che dovevano proteggere. Loro erano travestiti da Stato, ma non lo erano. Hanno ripercorso le strade che portano al carcere di San Sebastiano nel 2000, a Santa Maria Capua Vetere nel 2021, al Ferrante Aporti nel 2024 e a tanti altri viottoli neri, sudici, dove camminano uomini che sporcano la divisa che indossano.
Sono ritornati a squartare coscienze, a gettare schizzi di fango nei confronti di chi, ogni giorno, svolge con grande sacrificio il suo dovere. Dovevano sparire, dissolversi, schiantarsi, e invece erano solo nascosti negli anfratti dell’indecenza, della cattiveria, della perfidia. Perché ci vuole tutto questo per picchiare dei ragazzini, ci vuole tutto questo per presentarsi davanti a un minorenne con delle forbici e minacciare di recidergli un testicolo. Ci vuole tutto questo, e forse neppure basta.
Certo, c’è un’indagine e adesso si vedono solo i contorni. Ci sono prove, cartelle mediche, telecamere (ma i vigliacchi pestavano dove nessuno poteva vedere). Ci sarà un tribunale che dovrà giudicare questa nuova nefandezza e ci saranno volti vuoti, teste basse. Proveranno a regalarci la loro vergogna, il loro pentimento. Proveranno a dire che è stato un attimo, un momento di follia. Su dei minorenni, che più degli adulti sono sacri.
A quei ragazzi, per quanto “sbagliati”, lo Stato deve garantire tutti i diritti costituzionali. Tutti. Lo Stato deve restituire quei ragazzi alla società in ottima salute e pronti a poter ripartire. E invece, ancora una volta, in un carcere si è agito come nei peggiori campi di concentramento.
Non possiamo dire “succede” o, addirittura, “non succederà più”, perché non è vero, non è mai stato vero. Queste persone, che usano la violenza e la tortura nei confronti di minori inermi, non sono degne di potersi sedere all’interno di un recinto sociale. Non lo sono. Non lo potranno mai essere. Non sono lo Stato. Sono, semmai, l’anti-Stato: ciò che questo Paese non vuole, non può accettare.
Sono la malacarne, il rigetto assoluto, l’esempio peggiore. Loro sono dall’altra parte dello Stato.
Ci sarà un processo e ci saranno dei verdetti. Quelle condanne, se ci saranno, peseranno come macigni, perché evidenzieranno una sola cosa: la sconfitta dello Stato. La nostra sconfitta.