Se per scrivere un testo servono dieci cervelli, difficilmente nascerà una bella canzone. L’ho sempre pensato: certe cose vengono di getto, in un lampo, e proprio per questo restano. Non dico che si dovesse portare sul palco “La donna cannone” o “Amore che vieni, amore che vai”, ma almeno qualcosa che raccontasse davvero l’amore, la passione, storie vissute; oppure un briciolo di tensione civile. Non pretendo “Blowing in the Wind” o “Imagine”, ma un po’ di coraggio sì, quello si poteva trovare.
Il nodo di questo Sanremo è che non c’è nemmeno una canzone da Sanremo. Forse Sal Da Vinci – che però non è il mio tipo – sfiora quell’idea di classicità festivaliera. A salvarci, paradossalmente, è stato Achille Lauro con un brano non da Sanremo, “Perdutamente”, molto sanremese e anche un po’ paraculo, che infatti non era in gara.
Riascoltare Ditonellapiaga porta sempre alla stessa domanda: perché non si capisce quando canta? Quel modo strascicato, opaco, non è rap, non è trap, non è provocazione e non è neppure tamarra. Semplicemente non è. Anche il pezzo di Fedez con Masini lascia poco, a parte gli acuti di Masini.
Forse, tra le quindici canzoni in gara ieri sera, quella più vicina all’idea di “canzone da Sanremo” è “Stupida sfortuna” di Fulminacci, scritta – guarda caso – solo a due mani: le sue e quelle di Paroletti. Le Bambole di Pezza volevano essere le nuove Måneskin, ma il pezzo non c’è: poco rock, poco pop, poca identità.
Sul versante sociale Ermal Meta avrebbe potuto osare di più. Anche lì tre firme, e il risultato è una ballata dacile facile che chiude con un’eco troppo scoperta della “Canzone di Marinella”: “vivesti solo un giorno come le rose”. Qui diventa “come le farfalle hai vissuto solo un giorno”. Ma non è la stessa cosa.
Non c’è Sanremo, e non c’è nemmeno il peggio di Sanremo, che almeno a volte diverte. Anche Lillo è rimasto Lillo. E Laura Pausini è riuscita a cantare, un po’ urlata, “16 marzo”, che resta una gran bella canzone di Achille Lauro.
Alla fine tutto torna: ha vinto Achille Lauro. Anche non essendo in gara.
A domani.