La notizia è passata quasi inosservata e, probabilmente, dovrà essere ben ponderata. In ogni caso campeggiava sulla Nuova Sardegna di oggi. Uno scheletro è stato ritrovato tra le campagne di Guamaggiore e Guasila e si tratta, scrive il cronista “sicuramente di uno scheletro dell’età nuragica” così come parrebbe riscontrato dagli studiosi della Soprintendenza archeologica. La particolarità è legata alla lunghezza del suo femore: sessanta centimetri che porterebbe a stimare l’altezza presunta dell’uomo in circa 2.30. Un gigante.
Dopo le statue gigantesche adesso anche nuragici altissimi. Come i Filistei. Lascio la parte antropologica e archeologica agli specialisti del settore e mi pongo, invece, una serie di interrogativi: ma non ci avevano descritto razza piccola e ci avevano ribattezzato “razza sarda” insistendo sulla nostra poca altezza fisica? Chi sono questi giganti che scorrazzavano da queste parti? Da dove vengono? Dall’Africa? Se così fosse dovremmo essere strettamente legati al continente che abbiamo davanti e che oggi guardiamo con una certa riluttanza: stiamo attenti, respingiamo i nostri antenati.
Giganti alti oltre due metri possono anche significare che il destino era ormai scritto: prima o poi uno scudetto nel basket avremmo dovuto vincerlo. Questione di DNA.
Capisco, sono notizie che devono essere confermate e analizzate con una certa scientificità storica, ci mancherebbe. Io, però, due domande sui luoghi comuni me le pongo, leggende e miti che sono diventati realtà e che oggi, magari, con qualche nuova scoperta possono scricchiolare. Tutto può essere rivisto e rivisitato. Non sono un revisionista tout-court. E’ domenica, c’è molto caldo, la musica mi accompagna e allora, giochiamo con nuove scoperte che cambieranno, obbligatoriamente, il corso della storia. Si scoprirà, per esempio, che una bandiera con quattro mori è stata ritrovata sotto il Partenone, ad Atene. I nostri antenati erano gemellati con Aristotele o quel drappo fu dimenticato dopo un concerto rock? Shakespeare era originario di Bolotana. Una lettera ritrovata nel castello degli eredi Windsor rivela che Giulietta e Romeo si dovevano chiamare Giuliedda e Romeddu in onore dei suoi nonni vissuti nella terra dei giganti (tutto si conosceva, sin dai tempi di Shakespeare). Infine, la scoperta del secolo: nella sacra sindone è stata trovata una scritta, apparentemente incomprensibile che riporta, però ai tempi dei nuragici (e quindi i nostri antenati una scrittura ce l’avevano). Linguisti attenti e meticolosi hanno, infine, tradotto la frase misteriosa: “amos cominzadu, emu cominciadu, a trattare su sa limba comuna, bi la faghimos, ci la femu, in pagu tempu”. C’è molto caldo adesso. Conviene una birretta. Ma, a proposito, lo sapete che sono stati i giganti ad inventare la birra? Ma questa è un’altra storia e non prendetevi troppo sul serio.