«La televisione emana da sé qualcosa di spaventoso». Lo diceva, con la schiettezza che lo ha sempre contraddistinto, Pier Paolo Pasolini nel 1966, e dopo quasi sessant’anni quella frase conserva intatta la sua forza. Soprattutto quando Pasolini scrive che nella televisione vi è «qualcosa di simile allo spirito dell’Inquisizione: una divisione netta, radicale. Fatta con l’accetta, tra coloro che possono passare e coloro che non possono passare: può passare solo chi è imbecille, ipocrita, capace di dire frasi e parole che sono puro suono; oppure chi sa tacere (…) quando è intervistato».
Sono ritornato a riflettere sull’uso selvaggio e ipocrita che oggi si fa del mezzo televisivo, con qualcosa che dai tempi di Pasolini si è – secondo me, ovviamente – modificato: gli imbecilli sono rimasti, mentre i silenti sono scomparsi.
Sono diventati insopportabili i talk show con gli applausi a comando, calibrati a destra e a sinistra. Ma perché – mi domando – continuano a considerarci così immaturi? (Sì, la televisione ci considera ancora immaturi). Sono insopportabili coloro che esibiscono sempre una posizione netta, radicale, unica e, naturalmente, giusta: la propria.
Il problema è che tutti difendono e diffondono un prodotto che da anni appare irrimediabilmente scaduto. Eppure c’è un passaggio illuminante nell’analisi di Pasolini. Se proviamo a rileggerlo oggi, davanti ai dibattiti che attraversano ogni palinsesto televisivo, ci si accorge di quanto fosse attento, arguto, persino preveggente. Unite i puntini e troverete le risposte a tutte le Vite in diretta, gli Otto e mezzo, i Martedì, le Prese dirette, i Dritto e rovescio, le Quarte Repubbliche, i Fuori dal coro e le Carte bianche.
Rileggete queste parole. Pasolini aveva già capito tutto, nel 1966:
«Io, da telespettatore, (…) ho visto sfilare (…) un’infinità di personaggi: la corte dei miracoli d’Italia — e si tratta di uomini politici di primo piano, di persone di importanza assolutamente primaria nell’industria e nella cultura; spesso persone di prim’ordine anche oggettivamente. Ebbene, la televisione faceva e fa, di tutti loro, dei buffoni: riassume i loro discorsi facendoli passare per idioti — con loro, sempre tacito beneplacito? — oppure, anziché esprimere le loro idee, legge i loro interminabili telegrammi: non riassunti, evidentemente, ma ugualmente idioti: idioti come ogni espressione ufficiale».
Vi ricorda qualcosa? L’unica cosa che è cambiata sono i telegrammi, soppiantati dalle dichiarazioni sui social.