Servono le graduatorie di gradimento per i governatori regionali? Hanno davvero un senso politico? Le classifiche ci dicono che in testa ci sono due presidenti del Nord, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, mentre al terzo posto compare Roberto Occhiuto. In fondo alla graduatoria troviamo invece Alessandra Todde, che fa comunque meglio di Francesco Rocca e Renato Schifani.
Questa graduatoria, commissionata da ANSA, si basa su un sondaggio e non analizza, naturalmente, la reale qualità amministrativa dei governatori nelle rispettive regioni. Misura piuttosto un sentiment, una percezione, una sensazione che gli intervistati restituiscono ai sondaggisti. Non conosciamo, per esempio, le domande rivolte agli elettori, né il contesto nel quale sono state formulate.
Chi compare ai primi posti parla di “riconoscimento importante” e sottolinea tutto ciò che di positivo emerge dal sondaggio. Chi invece naviga nelle retrovie non contesta apertamente la classifica, ma prova a spiegare che il giudizio della gente è spesso influenzato da passaggi complessi, difficili da comprendere fino in fondo, ribadendo comunque il massimo impegno profuso nel governo delle proprie regioni. Nessuno ne dubita.
Eppure, proprio perché si tratta di una graduatoria fondata sulle impressioni degli elettori, sarebbe sbagliato liquidarla come una semplice suggestione. Allo stesso tempo non può essere considerata una verità scolpita nel marmo.
Alessandra Todde non ha più il consenso del febbraio 2024: è passata dal 45,6% a un più esile 33%. Un dato che la colloca al dodicesimo posto e che, con una metafora calcistica, la spinge nella parte destra della classifica. È un campanello d’allarme che la presidente farebbe bene ad ascoltare. Governare non è semplice, soprattutto in una terra complicata e contraddittoria come la Sardegna. Ma ignorare la percezione degli elettori potrebbe rivelarsi ancora più rischioso.