C’è una storia che va raccontata. E’ la storia di Vincenzo Iatì, 47 anni, neo segretario del partito democratico del circolo Barriera di Milano, periferia nord della città. Non è legata alla famigerata storia di tessere fasulle. Tutt’altro. Iatì, negli anni novanta fu condannato per piccoli furti e ricettazione, una denuncia per violenze domestiche dalla quale risulta assolto e nel 2010 ottiene la riabilitazione perché si è definitivamente inserito nella società. Lo ha dimostrato con il lavoro onesto, si è diplomato, si è iscritto all’Università, scienze politiche, sostenendo degli esami. Un percorso serio, dignitoso, silenzioso. Il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha analizzato questo percorso e ha deciso di riabilitarlo definitivamente. Così Iatì, che ha pagato anche con il carcere i suoi errori, è la dimostrazione che dal carcere e dall’etichettamento se ne può uscire. E’ una vittoria. Per me sicuramente. Dovrebbe esserlo anche per la società, quella che si riempie la bocca di tante parole, che chiede un giorno la forca per tutti e un altro pietà per i poveri detenuti in carcere. Insomma, Iatì è un altro uomo, ha la possibilità di poter ritornare sulla via percorsa da tutti, può presentarsi a testa alta. D’altronde anche chi prende un due in matematica riuscirà a diplomarsi (nel mio caso) chi sarà sbattuto fuori a qualche esame dell’Università perché non ha studiato riuscirà a laurearsi (igiene era il mio tallone d’Achille ma la laurea me la sono portata a casa) ma anche ci sbaglia un rigore (Baggio, Ronaldo, Ballottelli, Totti, per dirne solo alcuni) rimane un fuoriclasse, chi paga una multa può tranquillamente raccontare l’episodio in società senza destare scandalo. Iatì, invece, deve dimettersi da segretario del PD in quanto aveva dei precedenti penali. Inoltre – ed è la cosa più grave – non lo aveva dichiarato. Aveva ragione. Era stato riabilitato e i suoi precedenti penali “cancellati definitivamente dal casellario giudiziario” tanto che nel certificato penale risulta “nulla”. Ma i precedenti rimangono indelebili per sempre nella percezione umana. Allora vi chiedo: avete mai chiesto ad un geometra, un medico, un architetto, se è mai stato rimandato, bocciato, sbattuto fuori da un esame? Avete mai chiesto al vostro vicino di casa se parcheggia in sosta vietata o in doppia fila? Insomma: perché le leggi in questo paese non devono mai essere applicate? Iatì ha commesso dei reati, ha pagato, ha dimostrato come altri e più di altri di ritornare nella comunità normale. Noi che non siamo razzisti, non siamo lombrosiani, non crediamo nell’etichettamento, non abbiamo la puzza sotto il naso, partecipiamo a quei dibattiti psuedo liberatori sulla fame nel mondo, sull’ingiustizia sociale, siamo i primi a non credere alle persone. Signor Iatì, anche se vale poco io, a nome di quelli italiani che giustificano modi di vivere, di fare terribili mi scuso e un po’ mi vergogno che il Partito Democratico sia caduto in questa trappola di giustizialismo peloso e inutile. Continui ad attraversare la strada a testa alta, quelli che dovrebbero nascondere gli occhi, in questo caso, sono tutti gli altri.