Mi sono chiesto: ma davvero Mastella è da cinquant’anni sulla scena politica?
Era il giugno del 1976. Io frequentavo il terzo anno delle superiori e vivevamo immersi negli anni di piombo. Proprio in quei giorni le Brigate Rosse assassinavano il procuratore generale della Repubblica di Genova, Francesco Coco. Felice Gimondi vinceva il Giro d’Italia (Gimondi, capite?), Adriano Panatta conquistava il 13 giugno gli Internazionali di Francia. In quello stesso anno nasceva la prima stampante laser, venivano arrestati Renato Curcio e Nadia Mantovani e la Corte di Cassazione condannava il film Ultimo tango a Parigi: la proiezione veniva vietata e tutte le copie del film venivano bruciate. Bruciate, capite? Anche se, per fortuna, qualcuna si salvò.
Insomma, sono passati cinquant’anni e Clemente Mastella era già lì, sulla scena. Da sempre e, a quanto pare, per sempre. Democristiano sempre e per sempre, nonostante qualche passaggio in altre formazioni politiche: Udeur, Udr, Pdl, Popolari per il Sud, Noi Campani.
È stato sottosegretario e ministro della Giustizia. Nel 2006 promosse l’unico indulto degli ultimi decenni, quello che consentì la scarcerazione di circa 15.000 detenuti. È stato diavolo e acquasanta, forse più acquasanta che diavolo. Imprevedibile e calcolatore, vulcanico ed equilibrista, sornione ed iracondo, furbo e raffinato, spiccio e umorale, visionario e pragmatico, attento e distratto.
Insomma: un perfetto democristiano.
E restare per mezzo secolo sul palcoscenico della politica italiana, attraversando repubbliche, crisi, scandali, governi, alleanze e trasformismi, comunque la si pensi, è roba da fuoriclasse.