“Ha fatto anche cose buone”. Così diranno gli studenti del 2100 quando si parlerà del governo più lungo della storia della Repubblica italiana – almeno finora – della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Ne ha parlato ieri, in una kermesse organizzata con i propri supporter (però, anche alla Festa dell’Unità sono tutti acclamanti comunisti), la bionda Giorgia, che ha parlato per un’ora snocciolando grandi cose effettuate nei quattro anni di governo (1.413 giorni di noi e di te) e utilizzando quel suo solito eloquio da ragazza con l’elmetto, in procinto di combattere una guerra che nessuno ha mai dichiarato.
Non entro nel merito delle cose fatte o da fare, delle cose belle (pochine) e brutte (moltissime). Parto da un altro punto. Lei, l’underdog per eccellenza, colei che difende gli ultimi, aveva una bellissima occasione ieri, a Bari, per fare una cosa di “destra sociale” (che una volta sarebbe stata di sinistra, ma oggi la sinistra non c’è più).
Poteva rivolgersi a quei 2.500 operai dell’indotto Ilva, a quelle 2.500 famiglie (Dio e Patria aspettano) che hanno ricevuto, proprio ieri, le lettere di licenziamento. Era una buona occasione per parlare dell’economia reale che non cresce e che più di qualche problema in questo paese lo ha. Ecco, sarebbe stato bello partire da questo, soprattutto da questo. Poter dire con orgoglio che quelle famiglie erano importanti per Dio e per la Patria. (con la P maiuscola, per carità).
Non lo ha fatto. Ha preferito raccontare il magico mondo di Giorgia, come quello di Amélie, che non esiste. Ha fatto anche cose buone. Però, nella narrazione propagandistica, quando c’era lui almeno i treni arrivavano in orario. Da quando c’è lei, neppure questo.
Però la colpa, come per le liste d’attesa nelle Asl, è degli altri. Quali siano gli altri non è dato sapere, visto che anche lei lo urla dal palco: siamo davanti alla più lunga opposizione della storia.
Insomma: la ragazza studia, si applica, ma i risultati non li porta a casa.