Nello sport la “vendetta” è solo un gesto sportivo e, per fortuna, non lascia vittime sull’asfalto come una guerra vera. Però vedere Matteo Berrettini sconfiggere, con una partita sontuosa, quel Cerúndolo “miracolato” dalla serata storta di Jannik Sinner è una bella favola che ci piace raccontare.
Sinner, però, non è Berrettini ed entrambi, pur essendo italiani, sono uomini e sportivi molto diversi. La centralità dell’azione, il ragionamento, il cinismo sportivo, la perfezione di Jannik non abitano nella ricerca del gioco a tutti i costi, della forza, della creatività e di quella follia che Matteo si porta dietro. Sono due modi di giocare e di vincere. Sono due modi di offrirsi agli altri.
Con Sinner vai quasi sul sicuro: sai che può vincere e, praticamente, ci riesce sempre. Con Berrettini, invece, sai che dovrai giocartela insieme a lui, dovrai tirare fuori tutta l’adrenalina dello sportivo da divano (che esiste, non è la stessa del giocatore, ma c’è) e ti ritroverai quasi a urlare quando riesce a conquistare un punto. Qualsiasi punto.
Ecco: Sinner è una bellissima automobile tutta cromata, un motore perfetto da 10 HP. Berrettini è l’anarchia e la giravolta della vita: con lui stai sospeso tra il cucciolo Alfredo e Disperato erotico stomp.
Comunque la vediate, comunque la pensiate, sono due campioni uniti anche da una curiosa coincidenza: i loro nomi richiamano quelli di due grandi cantanti italiani, Lucio Battisti e Lucio Dalla.
Bravi, comunque.