Ci ho pensato molto prima di dire qualcosa su Francesco De Gregori e per giorni ho provato a lasciar perdere, a far decantare. Poi gli insulti che leggevano erano talmente assurdi che mi son chiesto: perché? Per quale motivo persone che, al massimo, conoscono Rimmel (lo si capisce dal tenore della prosopopea che rivela un’ignoranza musicale della produzione dell’autore) possono decidere di distruggere una persona perché ha provato a dire qualcosa che non è in linea con le loro convinzioni? E ancora: per quale dannato motivo Francesco De Gregori o chiunque altro dovrebbe pensarla come “qualcuno” ha deciso che dovrebbe pensarla? E, badate bene: gli insulti sono tutti legati alla sfera dei benpensanti di sinistra (e anche qui, aprirei parentesi che diverrebbero voragini) o, comunque di chi è convinto che un artista debba comunque esprimere il proprio dissenso per questa o quella problematica ma guai, dico “guai” a pensarla in maniera diversa dalla linea comune che è, guarda caso, quella che è stata decisa chissà dove e chissà come. Io non difendo e non accuso Francesco De Gregori. Suggerisco però di andare a leggere, in maniera più attenta certi testi del cantautore romano: da “Generale” a “il panorama di Betlemme” da “la storia” a “cammina cammina” per comprendere che la poesia, purtroppo, non è cosa semplice da maneggiare. Quindi De Gregori al rogo, come Giordano Bruno e Giovanna d’Arco (a proposito, la bellissima canzone interpretata da Fiorella Mannoia sull’eroina francese è sua, per dire) perché colpevole di aver affermato una cosa piuttosto semplice e banale: lui non ha nessuna intenzione di schierarsi o di scrivere una canzone come ha fatto Bruce Springsten, non sente l’esigenza di dichiarare qualcosa di immenso e definitivo da un palco dove sale semplicemente per cantare le sue canzoni. Non è un cantante né di lotta e neppure di governo. Più semplicemente (ed è difficile da capire) è un cantante, uno che racconta (mirabilmente) le storie e quando non ha niente da dire non scrive canzoni, così come ha dichiarato nella stessa intervista. Un intellettuale sincero, che conosce i propri mezzi e che non ritiene necessario esporsi per ottenere l’applauso e il plauso di gente che, magari, non sapeva neppure che Francesco De Gregori ha dedicato canzoni a Luigi Tenco, a Pasolini, a Pannella, alla pace, contro la guerra, contro il razzismo, al fenomeno delle brigate rosse e del terrorismo (la sublime Scacchi e tarocchi) a coloro che hanno scelto di combattere dalla parte sbagliata della storia (il cuoco di Salò), sfruttamento del lavoro (il ragazzo e la miniera) solo per citare alcuni titoli. Chi lo contesta somiglia a quelli che, nel 1975 storsero il naso per “buonanotte fiorellino” che personalmente considerai una bellissima canzone d’amore tristemente dolce e perdutamente intensa. Insomma, non voglio (e non devo) difendere Francesco De Gregori perché non c’è nessun presunto reato, non c’è nulla. Rimane il terrore di vivere in un mondo che non è cresciuto ed è rimasto fermo alla considerazione che coloro i quali non la pensano come me sono i nemici e quelli che devono pensarla come me e dicono qualcosa di diverso sono infami. Ecco, se questo è il clima, lo dico sommessamente: sto con Francesco De Gregori. A prescindere e, come dice lui in un’altra bellissima canzone “ sempre e per sempre” .