Doveva succedere. Perché nello sport, come nella vita, si vince spesso, ma è la sconfitta che ci restituisce alla nostra umanità. Jannik Sinner, per una sera, è sceso dal luogo quasi irreale dove lo avevamo sistemato tutti noi, affamati di eroi invincibili, ed è tornato tra gli uomini normali, quelli che inciampano, tremano, sbagliano il tempo di un respiro.
Ci sono giorni in cui il corpo non segue il cuore, giorni in cui l’adrenalina si spegne come una lampadina stanca, giorni in cui la paura si mescola alla voglia di vincere e tutto diventa più pesante: il braccio, il silenzio, perfino il rumore della folla. La vittoria e la sconfitta camminano sempre insieme. Si sfiorano, si parlano sottovoce, dormono nello stesso letto dell’anima. Una entra dalla porta principale, l’altra resta dietro, paziente, ad aspettare il suo turno.
Perdere serve. Serve più di quanto siamo disposti ad ammettere. Perché i perdenti custodiscono una verità che i vincitori spesso non conoscono più: il valore minuscolo e immenso delle piccole conquiste. Io l’ho imparato dentro le carceri, accanto ai detenuti, uomini che la vita aveva piegato e marchiato. Eppure bastava una telefonata ricevuta, una carezza durante un colloquio, una notte senza paura, per vedere nei loro occhi una felicità assoluta, quasi infantile. Chi perde davvero impara a riconoscere la luce anche quando arriva da una fessura.
A Sinner perdere non piace. Non ne ha l’abitudine. E lasciare il campo da sconfitto deve essere stato come attraversare un corridoio buio senza sapere dove finisca. Ma forse proprio questa ferita gli servirà. Per capire che esistono limiti che non umiliano: ci tengono vivi. Ci impediscono di diventare statue.
E allora, dall’altra parte della rete, Francisco Cerúndolo si prende il suo pezzo di eternità. Non importa se domani perderà, se il torneo lo dimenticherà, se le classifiche torneranno a essere spietate. Per una sera ha battuto l’invincibile e questa è una cosa che resta addosso per tutta la vita. Come certe notti d’estate che finiscono troppo presto, ma continuano a profumare nella memoria anche molti anni dopo.