Ho particolarmente apprezzato l’intervista apparsa sulla Nuova Sardegna di oggi, al Presidente Beppe Pisanu, padre nobile di un Paese ormai profondamente mutato rispetto agli anni in cui si occupava di governo. Ho apprezzato, soprattutto, quel senso dello Stato che oggi sembra smarrito in chi, in modo avventato e senza adeguata riflessione, assume decisioni dal profilo – lasciatemelo dire – non istituzionale.
La vicenda del 41 bis e della trasformazione della Casa Circondariale di Nuoro in un carcere destinato esclusivamente a detenuti sottoposti a quel regime è una scelta grave: poco attenta all’equilibrio del sistema penitenziario e, soprattutto, ai detenuti comuni del territorio, che saranno trasferiti in altri istituti dell’isola – Cagliari e Sassari, principalmente – costringendo i familiari a lunghi e faticosi viaggi per i colloqui.
È una decisione unilaterale del Ministero della Giustizia, e a dirlo è proprio il senatore Pisanu, che ben conosce la delicatezza della questione.
C’è poi un passaggio importante, alto, che merita di essere indirizzato a chi, in questi giorni, pensa di utilizzare la Sardegna come terminale per persone condannate per reati gravissimi: “Anche i detenuti sottoposti al 41 bis sono esseri umani, titolari di diritti che lo Stato democratico ha il dovere di garantire”.
Lo afferma – e io lo sottoscrivo – un uomo delle istituzioni, al di sopra di ogni appartenenza. Da qui bisogna ripartire: i detenuti sono tutti titolari di diritti e noi abbiamo il dovere di garantirli. Non dimentichiamolo.
La scelta di usare la Sardegna come hub per detenuti di estrema pericolosità è sbagliata, dannosa, inutile, costosa e profondamente lesiva dei diritti dei reclusi, dei loro familiari, dei difensori e di un Paese che si proclama patria del diritto. Solo sulla carta, però.