Mi chiamo Cristha e il nome, lo so, è già tutto un programma e include, soprattutto, la sofferenza. Sono stata condannata a morte perché nel 1995, quando avevo 18 anni, ho torturato e ucciso Colleen Slemmer, una giovane ragazza. L’ho fatto insieme al mio fidanzato, allora minorenne. Ho commesso un delitto atroce, lo so, me ne sono resa conto negli anni e, probabilmente, mi sarei condannata a morte anch’io. Però, ciò che accade alle persone è anche il risultato di una cornice sociale che, a volte, non viene preso in considerazione.
Non voglio giustificare quell’orribile omicidio, per carità. Però vorrei ricordare che sono nata nel 1976, in West Virginia, con danni cerebrali causati dall’abuso di alcol da parte di mia madre durante la gravidanza. La mia infanzia ha camminato tra instabilità e violenza. Nessuno mi ascoltava, nessuno mi sorrideva. Mi hanno ben presto abbandonata. Non ricordo un giorno felice di quando ero bambina.
Ero alla scuola materna quando il fidanzato di mia nonna abusò di me. A 11 anni venni violentata da un vicino di casa e, giusto per completare il quadro, anche dal compagno di mia madre. Ero una bambina complicata, ribelle, cattiva, inquieta: datemi un cazzo di motivo per essere felice. Non lo trovate, vero? Neppure io.
Mi comportavo male, saltavo le lezioni, scappavo di casa. Così, dentro quella follia che era la mia adolescenza, conobbi Tadaryl, ossessionato dalla stregoneria, dall’occulto e dal satanismo. Mi proibisce di parlare con altri ragazzi, ma lui mi tradisce con una ragazza che si chiama Colleen Slemmer. Bastardo lui e puttana lei. La odiavo.
Una notte, era il 12 giugno del 1995, convinco Slemmer a venire a fumare nel bosco. L’abbiamo aggredita, picchiata e ferita. Io le ho fracassato il cranio con un pezzo di asfalto. L’ho uccisa. Era la ragazza che si scopava quello stronzo di Tadaryl.
Lui, minorenne, si beccò l’ergastolo. Io la pena di morte.
Dopo oltre trent’anni hanno deciso che la mia vita dovesse finire. Sono diventata abbastanza famosa perché sarei stata la prima donna condannata a morte nel Tennessee dopo oltre due secoli. Un bel cazzo di primato, vero?
Ecco, qualcuno aveva chiesto di sospendere l’esecuzione, ma la Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso che in questo mondo non c’era più posto per me. Anche se occupavo uno schifo di cella, in un piccolo buco di culo di mondo. Dovevo essere giustiziata.
Mi hanno iniettato due dosi letali di pentobarbital, un potente sedativo, ma sono sopravvissuta. Sono stata ricoverata in condizioni critiche in un ospedale di Nashville e sono stata sottoposta a cure salvavita che, detta così, fa un po’ ridere.
Lo Stato mi vuole uccidere, lo Stato è costretto a salvarmi.
Mi chiamo Cristha e il nome, lo so, è già tutto un programma. Però morire e poi risorgere non lo avevo messo nel conto. Nonostante il nome.
Chiedetevi se tutto questo ha un senso nel 2026.
Me lo chiedo da sempre.