La storia delle tasse è cosa assai complessa e per me, per cui la matematica non è mai stata il mio mestiere, è anche complicata. Ho la fortuna di essere stato per 40 anni un dipendente pubblico, e oggi pensionato, quindi non ho mai dovuto fare i conti. Trovavo – e trovo – le detrazioni direttamente sulla mia busta paga (oggi cedolino della pensione), addizionali comunali e regionali comprese. Di questo sono moderatamente soddisfatto. Pagare le tasse significa “fare il proprio dovere”, e la soddisfazione è quella di poter dire di essere un contribuente per questo paese – o patria, che dir si voglia.
Moderatamente perché so, da anni, che molti di coloro che si fingono magari ferventi patrioti le tasse non le pagano. È una cosa terribilmente ingiusta, anche perché molti degli evasori, magari, urlano contro qualsiasi governo (e qui, davvero, destra e sinistra poco c’entrano) per il malfunzionamento della sanità, delle scuole, degli asili, delle risorse per gli anziani e per i disoccupati. E dovrebbero, invece, vergognarsi. Ma non lo fanno.
Non ho ovviamente la ricetta, ma ho sul tavolo il mio vangelo laico: la Costituzione, che recita all’articolo 53: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.” Di questo articolo, nel mio piccolo, ho capito una cosa: ognuno paga le tasse in proporzione alle proprie reali possibilità economiche e quest’obbligo (lo dico per i filorazzisti) vale anche per gli stranieri e gli apolidi che producono ricchezza in Italia. Questo dovere si fonda sul principio di solidarietà sociale. Il secondo comma ci dice, invece, che le tasse non crescono in modo proporzionale, ma l’aliquota aumenta man mano che sale il reddito. Chi guadagna di più paga una percentuale maggiore, per favorire una giustizia distributiva e l’uguaglianza sostanziale.
Un po’ come in un condominio, in cui si paga in base ai millesimali e nessuno si lamenta. Se non paghi la tua rata mensile, gli altri condomini si rivolgono all’amministratore per obbligarti a farlo. Ecco, mi chiedo: perché il paese Italia non viene gestito come un immenso condominio? Io non capisco nulla di matematica e ho sempre pagato le tasse. Sono soddisfatto di farlo perché con le mie tasse contribuisco al benessere del paese. Sono (anche se non me ne vanto) un discreto patriota. Di questo si dovrebbe parlare, altro che di burqa e di classi ghetto. Ma parlare di questo significa, ovviamente, perdere le elezioni perché, lo abbiamo detto in premessa, gli evasori si annidano a destra e a sinistra. Per una volta, e su questo campo, sembra esserci un accordo. Pessimo, ma che dura – e credo durerà – negli anni.
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