Ammetto che è difficile provare a capire la questione Lavitola Ranucci e non per schierarsi né a difesa dell’uno né contro l’altro.
Quando si decide di scrivere un libro giallo si ruba, ovviamente, dai molti fatti di cronaca e si prova poi a mescolare le carte, cercando, molte volte, di pescare nel torbido, nel muovere i personaggi in acque putride, provando ad incuriosire il lettore. Nei gialli classici, però, una regola resta valida: non si deve sconfinare nell’inverosimile, altrimenti chi legge finisce per non crederci più.
Ecco, la sensazione che ho, leggendo quotidianamente la vicenda Ranucci Lavitola, è un po’ questa: una trama piuttosto inverosimile che rischia di annoiare il lettore perché, tirandola per le lunghe, non si capisce chi è la vittima e chi è l’assassino. Ho molto rispetto per Sigfrido Ranucci. Seguo, non sempre, i servizi di Report. Alcuni li considero ben fatti, rigorosi, interessanti, altri un po’ sopra le righe (la storia di Renzi che si incontra con l’uomo nero in autostrada, per esempio, non mi era piaciuta). Ritengo però che Report sia una voce non banale nel panorama piatto della televisione di Stato e ritengo necessario che la trasmissione continui il suo lavoro. Ranucci è il coordinatore della trasmissione, è il faro illuminante, il cuore pulsante di una redazione giovane e da “prima linea”, come si diceva una volta. Lavitola è un personaggio da feuilleton, uno che potrebbe nascere dalla penna di Balzac, un perdigiorno furbo, uno che cammina tra mille faccende, mille intrighi. Uno che, se lo conosci, dovresti evitare. E qui arriva il punto dolente: perché Ranucci non lo ha evitato? Perché gli ha permesso di giocare con il sondaggio, nonostante lui non volesse, nella maniera più assoluta, gettarsi in politica e men che meno scendere in campo? Già, perché? Non lo so. Sinceramente non riesco a comprenderlo. E non riesco a comprenderlo proprio perché in mezzo c’è un’amicizia ben consolidata, forte, che alla luce degli avvenimenti dovrebbe essere travolta, forse irrimediabilmente.
Lavitola, per aumentare la scorta ha Ranucci, ha deciso di costruire un falso attentato, con il rischio di far uccidere qualcuno della famiglia del suo migliore amico. Ecco: tutto questo è inverosimile. E quindi non può far parte di un giallo classico. Può essere che Lavitola sia un lestofante, può essere che potesse aspirare a posizioni apicali se Ranucci fosse diventato Presidente del consiglio ma, davvero, credo che qui si entri nella sfera della fantascienza. Ammetto di non avere ulteriori elementi per analizzare questa faccenda che rischia di continuare a gettare veleno nei pozzi e rendere l’acqua imbevibile per tutti. Posso solo aggiungere una cosa. Durante i miei 40 anni di esperienza nei penitenziari non ho mai frequentato, all’esterno, ex detenuti se non in occasioni legate al lavoro. Nutrivo il terrore che qualcuno potesse imbastire uno scenario che prima o poi avrebbe rischiato di diventare inverosimile. Non so se ho fatto bene o male. Ma l’ho fatto.