Ho sempre avuto quattro in matematica e, tutto sommato, me ne vantavo. Non ero fatto per i numeri, dicevo. Meglio le parole. Alla sufficienza arrivavo solo sul finire dell’anno, quasi per stanchezza dei professori. Eppure ne ero convinto: la matematica non sarebbe mai stata il mio mestiere.
Immaginate se mi avessero sorteggiato per correggere compiti di algebra o di aritmetica. Avrei provocato danni incalcolabili.
Il caso non è garanzia di qualità. Non lo è mai stato.
Certo, anche decidere può portare fuori strada. Compro un’auto e dopo qualche mese mi accorgo che non fa per me. Inizio una relazione e capisco, troppo tardi, che era un errore. Succede. Ma a nessuno è mai venuto in mente di affidare i partner alla lotteria o di estrarre a sorte i nomi da un bussolotto.
Abbiamo il diritto di scegliere la nostra strada — e di pagarne anche il prezzo.
Ho deciso a quale sindacato iscrivermi, pur dissentendo talvolta da alcune sue posizioni. Ho individuato l’indirizzo di studi con una certa dose di razionalità: immaginate se il destino mi avesse spedito alla facoltà di matematica. Ho preferito un quotidiano a un altro, un’automobile a un’altra, alcune persone ad altre. Ho amato certi libri, certe canzoni, certi programmi televisivi. Ho preso decisioni e, qualche volta, ho sbagliato. Lo so bene. E non rinnegherei nessuno di quegli errori.
La vita si costruisce così: con responsabilità, tentativi, coraggio. Non affidandosi alle stelle o all’azzardo.
Per questo l’idea di estrarre a sorte i componenti del Consiglio della magistratura mi sembra profondamente sbagliata. Tutte le argomentazioni portate a sostegno di questa proposta non mi convincono.
Ed è anche per questa ragione che, al referendum costituzionale, voterò No.