Ve la ricordate questa musica antica? Ferrara, Crippa, Alemao, Baroni, De Napoli, Careca, Carnevale e, direttore d’orchestra Diego Armando Maradona. Se la prima volta si era usata la frase di Massimo Troisi “Scusate il ritardo”, per la seconda volta si poteva ancora parafrasare Massimo: “ricomincio da due” o, ancora: “Le vie di Maradona sono infinite”. Il 29 aprile 1990 il Napoli vinceva il suo secondo scudetto al San Paolo dipinto d’azzurro battendo per 1 a 0 la Lazio. Però, bisogna ricordarsela quella strada e gli umori e i sapori di un campionato sudato. Arrivai a Napoli due settimane dopo la vittoria. C’erano ancora ragazzi sulla via Caracciolo che, con la maglia numero dieci di Maradona, giocavano a pallone e riproponevano i gol del campionato appena concluso. Una sorta di moviola vivente. Perché bisogna passarci a Napoli per comprendere le cose. Una città dove tutto è un’iperbole. Ma lo scudetto è stato un momento che ha dipinto d’azzurro il cielo e la terra. Maradona (‘o padrone che, per colpa di Napoli uscirà pazzo) una sorta di Masaniello liberatore. Mi sono ricordato dello scudetto del Cagliari e di Giggiriva e ho pensato che il calcio è un gioco terribile e dolce. Nasconde la vita, è vero, ma aiuta a disegnare le giornate in maniera più rotonda. C’è sempre qualcuno che è più forte di tutti ma lo diventa anche grazie ai vari Baroni, De Napoli e Crippa. Ecco, lo scudetto di Maradona è stato, in fondo, lo scudetto di una città che ancora aspetta un nuovo padrone.