Avevamo giurato amore da qui all’eternità, per mettere il paletto lontano dalla paura, per dimostrare che si potesse stare tutta la vita insieme. Che si potesse provare. Perché poi, a pensarci bene, questa misurazione abnorme senza formula, senza una fine ben preciso, non ha una giustificazione razionale. L’eternità non è un concetto astratto, non è una formula matematica, non è neppure una matassa senza fine. Ti amerò per sempre è già più umano. Quel sempre determina, comunque, il muro della nostra vita: ti dico per sempre, finché ci sarò, e dunque anche questo è falso, anche questo non conta, anche questo ha un limite. Il sempre non esiste e non esiste l’eternità. Nel senso che non possiamo saperlo. Però è poetico: sono giochi di fantasia che si raccolgono dentro l’infinito. Poi c’è l’arroganza. Quella che monetizza con gli occhi qualsiasi cosa: possono essere prati, colline, possono essere oceani. Tutto è in vendita, tutto è “business”, tutto si muove velocemente e per far capire che una cosa durerà per sempre ecco che l’arrogante, il semidio, colui che può, chiama il suo prodotto “eternit”.
Così lo chiama. perché durerà per sempre, oltre gli uomini, oltre i muri, oltre le cose costruite nei millenni. Come il diamante della pubblicità. per sempre. Anche mio zio, nello stazzo, in Gallura, un giorno levò le tegole e acquistò le onduline “eternit”. Altro che terracotta che ogni pochi anni la devi risistemare. Questo dura per sempre. Da una parte l’arroganza e dall’altra l’ingenuità di chi è convinto che il “sempre” debba, in qualche modo, sorpassare la propria vita. L’eternit, invece, quelle vite le ha mangiate, le ha derise e calpestate. Il signore svizzero arrogante, oggi divenuto filantropo, non è stato neppure condannato per quelle migliaia di morti che ha prodotto e che ancora produrrà, non solo in Piemonte dove produceva l’eternit, ma anche nei dintorni. Adesso l’amianto fa paura e dura per l’eternità davvero. Le sue scorie sono cancerogene e aiutano a diminuire quel “sempre” che avevamo posto alla fine del confine della nostra esistenza. Oggi una sentenza disumana, arrogante e stupida ha sentenziato che quel reato è prescritto. La colpa non è dei giudici (lo ha spiegato molto bene Andrea Viola in un articolo che vi invito a leggere, sempre su sardegnablogger) la colpa è, come sempre, di chi le leggi le scrive e non di chi è costretto ad applicarle. Chi le ha scritte conosce molto bene le parole sempre ed eternità: Sa benissimo che prima o poi le leggi saranno modificate, non sono eterne. Ma le ha scritte, furbescamente, razionalmente e, direi, bastardamente, per il suo “sempre”, per la sua eternità e ha, con questo suo modo di legiferare, salvato anche altri loschi personaggi. Questo dice la sentenza di oggi. Questo ci racconta. La vergogna di chi utilizza l’eternità per fare i suoi sporchi comodi. La vergogna di chi riesce a distruggere la parole “eternità” e la sostituisce con la parola cancro e morte. Di questo stiamo parlando. Di questo dovremmo parlare.