Sarà difficile per i ricchi sognare la California. Da quelle parti ci sono 250 miliardari che convivono ogni giorno con 13 milioni di persone in povertà, addirittura vicine alla soglia d’indigenza. Questa differenza abissale e, diciamolo, disumana, potrebbe attenuarsi se la proposta di un sindacato sanitario, appoggiato da un senatore democratico, dovesse andare in porto: una patrimoniale che riguarda soltanto i 250 miliardari (tra cui Zuckerberg), i quali dovranno pagare una tassa una tantum del 5%. Dovrebbe fruttare, secondo le stime, circa 100 miliardi di dollari. Questa tassa serve, ovviamente, per dare una mano ai tre milioni di cittadini più poveri.
Ci sarà, il 3 novembre prossimo, un referendum e spero, di cuore, che possa avere esito positivo.
Se dovessimo proporla in Italia, si innescherebbe subito una lotta terribile: è ingiusta, crea diseguaglianza (ma davvero?), non è così che si risolvono i problemi. E a dirlo, beninteso, non sono i presunti milionari italiani, ma il famoso ceto medio, quello, per intenderci, che arriva al massimo a centomila euro lordi di reddito. Vagli a spiegare che non è di loro che ci si dovrebbe occupare, ma di chi possiede capitali ingenti e che, per dovere costituzionale, dovrebbe restituire qualcosa a favore di chi non ha molte possibilità.
Molti dicono che questa sia una proposta odiosa e di «sinistra». Sì, è di sinistra, se il concetto è quello di tassare i super ricchi. Però, a non essere d’accordo sono quelli a cui questa tassa non interessa.
È un Paese, il nostro, su questo campo incomprensibile. Nessuno vorrebbe pagare le tasse e nessuno vorrebbe adottare una patrimoniale per chi i soldi li ha davvero.
Continuiamo a sognare la California, chissà per quanto, perché della patrimoniale, nel programma del centrosinistra, ovviamente non c’è traccia.