Voi mi dite: la Nutella c’è sempre stata. E io vi rispondo che la realtà è ben diversa.
La Nutella, per quanto possiate immaginare, non è sempre stata sul tavolo e sulla cucina degli italiani. C’è stato un tempo – ed era il mio – in cui la Nutella rappresentava il male assoluto, qualcosa di assolutamente impensabile.
La nutella era il diavolo.
Almeno così la pensava mia madre, donna modernissima sotto molto aspetti ma nemica della Nutella. Non ho mai capito perché e, seppure da adulto abbia provato a chiederle alcuni passaggi sul suo odio viscerale nei confronti di questo prodotto, lei ha sempre accampato scuse piuttosto incomprensibili e legate a quelle spiegazioni che un tempo le mamme utilizzavano fregandosene bellamente della pedagogia e della trasparenza: ma fale e basta.
La Nutella a casa mia era dunque bandita. Inutile dire che, invece, proprio perché rappresentava un qualcosa di proibito io ne andavo completamente pazzo e a nulla valevano i barattoli di marmellata che mia madre contrapponeva al diavolo nutella. Quella crema al cioccolato che potevi spalmare sul panino era per me il paradiso agognato. Scambiavo il mio panino, insieme a molte figurine, con quello dei miei amici e così riuscivo, in qualche modo, ad aggirare l’embargo di una madre che ritenevo a quei tempi crudele.
Negli anni le cose sono cambiate e la Nutella è apparsa magicamente nella mia cucina. Ne ho sempre un barattolo di scorta. Non si sa mai. E’ un ottima medicina per il buonumore e rappresenta l’alternativa alla normalità.
La nutella è il piccolo diavolo tentatore e serve per fare qualcosa di trasgressivo almeno una volta al giorno.