Ci vuole un fisico bestiale cantava in una vecchia canzone Luca Carboni.
Il fisico per chi partecipa a competizioni sportive è tutto. Chi è più giovane ha un fisico più fresco, sicuramente più adatto alla resistenza. Certo, un fisico bestiale non basta.
Ci vuole anche la classe, la fantasia, l’arguzia, l’istinto. Ci sono sportivi che nella vita non hanno mai vinto nulla e hanno appeso le loro scarpette a qualche tipo di chiodo e, come ci ricorda De Gregori, adesso piangono dentro qualche bar.
Dev’essere questo il motivo che ha portato Francesco Totti e Valentino Rossi a non cercarlo neppure un chiodo su cui appoggiare i ricordi. Non hanno ancora voglia di rappresentare un mondo scomparso. Non ci stanno ad essere “rottamati”. Anche perché sanno e sentono di essere dei fuoriclasse.
Prendete Francesco Totti: uno che in sette minuti trasforma l’inferno in paradiso. Uno che si guarda tutta la partita dalla panchina e quando entra modifica tutto. Senza schemi, senza pianificazioni.
Ci riesce perché lui è Francesco Totti.
Semplicemente.
Valentino Rossi va, invece, a vincere in casa di chi, proprio alla fine dell’ultimo campionato, gli aveva confezionato il biscotto anche se, occorre ricordarlo, lui aveva fatto di tutto per farselo confezionare. Totti e Rossi rappresentano la voglia di esserci sempre, quel protagonismo un po’ troppo guascone da parte del motociclista e quello, invece, tutto “casa e famiglia” dell’ex pupone.
Ricordo che, nel secondo film di Massimo Troisi, “Scusate il ritardo” il fratello, comico, doveva ritirare un premio donatogli dalla città di Napoli.
Qualcuno si aspettava una battuta ed invece egli ritira il premio ringraziando. Troisi, alle rimostranze di qualche spettatore riesce a dire una frase che resta tra le più belle del lungometraggio: “Scusate, il fisico che ha ritirato il premio ha fatto qualche esperimento? Perché allora il comico deve necessariamente far ridere?”.
Lo dico perché si è molto parlato degli atteggiamenti forti utilizzati da Valentino Rossi e, talvolta anche da Francesco Totti.
Tra tutte l’irrisione degli avversari che, in linea di principio, non è mai molto onorevole nello sport. Non si scrive sulla maglietta “vi ho purgato ancora” rivolto ai nemici cugini laziali in occasione di un derby dove Francesco Totti segnò. Non si arriva impennando sul traguardo spagnolo urlando “quanto godo”.
Certo. Non si fa.
Però metteteci l’adrenalina, lo sfottò, il gioco, la voglia incontenibile di essere ancora protagonisti davanti a dei campioni più giovani di loro. Insomma, Totti e Valentino non sono intellettuali da salotto e nessuno gli chiede questo. Sono quasi quarantenni entrambi ma, indubbiamente, riescono ancora ad essere eterni ragazzi.
E ai ragazzi le guasconate vengono sempre perdonate.