Solitamente non mi appassiona la ricerca dell’assassino, del movente, della possibile condanna, della gogna, del tintinnio delle chiavi e della disperazione di tutti. Ognuno, ovviamente, con la propria verità, ognuno portatore di un oracolo, della soluzione giusta, quella migliore. Non mi appassiona perché sono costretto a schierarmi sulla base di indizi che, difficilmente, reggerebbero davanti a un tribunale. Preferisco attendere che la giustizia faccia il suo corso, con tutti gli errori possibili. E ritengo che, per fortuna, a giudicare non siano Marcoinvasato68 e Mariolinarrabbiata.
Sulla vicenda di Verona, quella del marito che avrebbe ucciso la moglie somministrandole insulina attraverso una flebo, non faccio alcuna eccezione. Ho già letto numerosi commenti di insigni specialisti di insulina (dovrebbe esistere, da qualche parte, in qualche università, una laurea specifica) e tutti hanno già deciso la sorte dell’imputato: ergastolo per i più garantisti, sciogliere la chiave per i giustizialisti, morte certa per i forcaioli e dieci litri di insulina, fino alla morte, per quelli che prediligono la splatter-giustizia.
Chiariamoci subito: se l’imputato sarà condannato, è giusto che paghi per questo delitto atroce, crudele, infimo, gretto, sbagliato e terribile. Però, come sempre, mi chiedo: ma ci rendiamo conto che siamo soltanto all’inizio della vicenda? Che siamo al primo minuto di una partita lunghissima?
L’uomo è ormai condannato da tutti (e, lo ripeto, a emettere la sentenza sarà soltanto una Corte d’assise). Si susseguono le interviste al presunto «mostro» e si scopre che non ha mai pianto: né subito dopo la morte della moglie, né il giorno del funerale. E dunque, secondo questa singolare giustizia popolare, è colpevole.
Insomma, la storia è sempre la stessa: giudicare senza sapere, senza capire, senza analizzare. Da Verona a Milano, dal presunto femminicida al presunto terrorista. Sempre colpevoli. Con tanto di aggiunta lombrosiana: con quella faccia che si ritrova, non può che essere colpevole.
E io, davvero, non riesco più a capire la deriva che abbiamo intrapreso. Meglio: la capisco. Giorno dopo giorno, provano a spostare i paletti della democrazia e dello Stato di diritto. Giorno dopo giorno, una piccola dose di disinformazione. Come se fosse insulina.