Cristian e Luca sono due ragazzi italiani e sono, ma non credo che questo debba contare nulla, omosessuali. Il punto, quello «normalissimo», è che si amano e che, il giorno del compleanno di Cristian, durante i festeggiamenti in un ristorante, i due innamorati si baciano. La nonna, si sa come sono le nonne, immortala quell’attimo e loro, felici e orgogliosi del loro amore, pubblicano la foto sui social. Come fanno molti giovani, come fanno quasi tutti i giovani.
Perché il bacio, come dice la nonna, «non ha barriere».
E invece.
Invece siamo qui a dover spiegare, a dover difendere, a dover rintuzzare, a dover ritagliare narrazioni che ci riportino alla «normalità». Ecco, per quale motivo, mi chiedo, dobbiamo sempre giocare in difesa? Perché dobbiamo essere buoni con il resto del mondo, mediare, spendere ogni volta la parte migliore di noi?
Perché dovremmo farlo?
Perché, invece, per una santa buona volta, non sono loro, gli odiatori, i perbenisti, gli ipocriti da due soldi, a dover spiegare che cosa ci sia di così tanto sbagliato in un bacio? Perché questo odio viscerale, questo livore assurdo?
Tra il bacio di Luca e Cristian e le tante incomprensioni familiari che sfociano nella violenza, perché è del primo che ci preoccupiamo?
Perché continuate a parlare di famiglia, di amore, di passione, se poi non sapete neppure comprendere la bellezza di un bacio?