Ci sono molti modi per attirare l’attenzione. Raccontare di aver fatto l’amore con duemila donne è uno di quelli che, ai tempi della mia adolescenza, sarebbero stati liquidati con una parola precisa: «spacconata». E aggiungo sommessamente: una grande cazzata.
A dichiararlo è il rampollo della Luxottica, Leonardo Maria Del Vecchio, che, davanti ai microfoni di Fedez, ha raccontato di aver conquistato il 90 per cento di queste donne cantando loro Hero, il celebre brano di David Bowie. E qui la supercazzola, come direbbe il saggio conte Mascetti, diventa un’equazione di quinto grado, sempre che esista. A quanto pare, il romanticismo miliardario segue regole che noi comuni mortali fatichiamo a comprendere.
La notizia (ma è davvero una notizia?) potrebbe chiudersi qui, magari suggerendo al riccone Del Vecchio di scrivere fiabe per adulti. Potrebbe persino trovare un editore disposto a pubblicarle, purché non pretenda di verificare i numeri.
Eppure mi resta una domanda, una parola capace di riassumere tutte le altre: perché?
Perché un quotidiano nazionale pubblica questa storia? Perché i social se ne occupano? Perché Fedez fa notizia anche quando offre un microfono a qualcuno che racconta le proprie imprese erotiche?
Qualcuno potrebbe obiettare: e tu, allora, perché ne scrivi?
Ha ragione. Storie di questo genere dovrebbero essere relegate ai romanzi di infima categoria, quelli con copertine improbabili e titoli che promettono passioni torride. Persino i romanzi d’appendice, a confronto, meriterebbero il Nobel per la letteratura.
Non lo faccio per invidia, né per racimolare consenso, che oggi si ottiene facilmente anche fotografando un piatto di spaghetti. Lo faccio perché ogni tanto vale la pena fermarsi davanti al circo mediatico e domandarsi chi stia prendendo in giro chi.
Il problema non è che un giovane miliardario racconti di aver sedotto duemila donne. Ognuno è libero di coltivare le proprie fantasie. Il problema è che quelle fantasie conquistino le prime pagine e gli algoritmi, mentre il lavoro che manca, le disuguaglianze, le guerre e le vite difficili di milioni di persone faticano a trovare lo spazio che meritano.
Così finiamo per confondere la notorietà con il merito, la vanteria con la notizia, il rumore con l’informazione. C’è chi sale sul palco, chi accende i riflettori e chi, da casa, paga il biglietto regalando la propria attenzione.
A Del Vecchio auguro ogni felicità. Se le sue imprese corrispondono al vero, avrà avuto una vita sentimentale piuttosto intensa; se invece appartengono alla categoria delle licenze poetiche, bisognerà riconoscergli almeno una discreta immaginazione. Quanto a David Bowie, non può difendersi: la sua musica è finita dentro un curriculum sentimentale che non avrebbe mai immaginato.
Il vero talento, oggi, non è sedurre duemila donne. È riuscire a convincere un intero sistema dell’informazione che la cosa meriti una notizia.
E, a quanto pare, per riuscirci basta una canzone. Il difficile, ormai, è trovare qualcuno che abbia ancora voglia di ascoltare il resto del mondo.