Ho avuto l’opportunità di incontrare dei ragazzi delle scuole elementari di Sorso e Sassari, in occasione di un progetto fortemente voluto dal Rotary Sassari Nord, nato per far conoscere ai bambini la bellezza delle parole della nostra Costituzione. Un progetto che è continuato lo scorso anno nelle scuole medie di San Donato.
Ho conosciuto maestre, professoresse e professori magnifici, ma, soprattutto, ho avuto modo di incontrare ragazze e ragazzi attenti, curiosi, fenomenali.
Alcuni di loro, anzi, molti di loro, erano nati in Italia, ma i loro genitori erano romeni, albanesi, marocchini, cinesi, indiani, senegalesi. Loro, ovviamente, parlavano benissimo l’italiano, quasi tutti con l’accento e la cadenza sassarese, virgole comprese.
È stata un’esperienza che mi ha arricchito e mi ha confermato quello che ho sempre pensato: mischiare i colori è necessario, è bello, è creativo. È un’esplosione di vitalità.
I ragazzi, peraltro, avevano le idee molto chiare sulla guerra, sull’uguaglianza, sulla parità di genere, sulla libertà religiosa e sulla libertà in generale.
Mi chiedo, allora, cosa significhi la proposta del governo di diminuire gli stranieri nelle aule scolastiche e mi pongo, ovviamente, una domanda semplice: per quale motivo?
Perché rallentano gli altri? Non è vero. Parlano benissimo l’italiano, perché stiamo parlando di ragazze e ragazzi nati in Italia e quindi, di fatto, italiani.
Professano una religione diversa? La Costituzione, quella che questi ragazzini conoscono forse meglio di alcuni dei nostri governanti, sottolinea che «tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge» (articolo 8).
Insomma, chi è che mi spiega il senso di riportare tutto al bianco e al nero?
Che paura vi fa un mondo a colori?
Ps. Per fortuna c’è Mattarella che ha ricordato una cosa semplice: “La scuola deve aiutare e non formare ghetti”. Facile, vero? Forse troppo facile per essere compresa in certi luoghi.
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