La Chiesa, o meglio 2.200 sacerdoti di 58 Paesi diversi, chiedono di insistere sulla pace, amareggiati dai fatti accaduti in Israele in questi giorni. I sacerdoti scrivono: “Nella notte tra il 18 e il 19 maggio la marina militare israeliana ha abbordato con la forza almeno ventidue imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali, a centinaia di miglia dalle coste di Gaza. A bordo c’erano volontari disarmati – medici, infermieri, attivisti, civili – che trasportavano aiuti umanitari verso una popolazione sotto assedio. Tra i fermati, oltre venti cittadini italiani. Non scriviamo per contrapporci, ma per condividere una ferita. Non scriviamo per giudicare, ma perché il dolore di Gaza, della Cisgiordania, del Libano e di tutta la Terra Santa non ci lascia più dormire tranquilli. Non scriviamo per sostituirci ai pastori, ma perché tanti preti, comunità, religiose, religiosi, laici e anche vescovi non si sentano soli nel compito, sempre più urgente, di illuminare le coscienze davanti a ciò che sta accadendo al popolo palestinese”.
Credo sia un appello bellissimo, da sottoscrivere, da custodire. Quel dolore intenso, quelle lacrime che ogni giorno scorrono sulla Striscia di Gaza, quel silenzio complice devono finire. Lo dicono, lo scrivono, lo sperano anche i presbiteri della rete internazionale “Preti contro il Genocidio”.